| Imbarcazioni
del Lario
Tratte dal sito quaderni
derviesi sono qui raccolte informazioni sulle tipologie di imbarcazioni
a remi diffuse anticamente sul Lario. Sono poi presenti brevi dati sulla
loro costruzione.
Sòstre
e sepultòn
Sòstre erano gli antichi cantieri, spesso semplici tettoie appoggiate
al muro di una casa nelle immediate vicinanze del lago e, sovente, poste
sulla riva.
Quando in seguito queste semplici tettoie iniziarono ad essere chiuse
sui quattro lati, presero il nome di laboratori. In questi luoghi lavoravano
i sepultòn, i maestri d’ascia, con i loro assistenti dato
che è fondamentale la presenza di almeno due persone per la costruzione
di una barca, tradizionale o a fasciame sovrapposto.Nelle varie epoche
la produzione fu soggetta a continue modifiche ed aggiornamenti, pur restando
fermi alcuni principi fondamentali, per adeguarle agli usi per il quale
venivano richieste.
Barca
di Pescarenico
Sull’Adda, presso Lecco, e sui laghetti di Garlate e di Pescate
è ancora in uso una piccola imbarcazione a remi chiamata semplicemente
barca. Era costruita soprattutto a Pescarenico, in larice o castagno,
per il piccolo trasporto e per la pesca alla lenza in acque tranquille.
Le dimensioni erano circa di 4.20 m di lunghezza e di 1.40 m di larghezza
e normalmente era colorata interamente di nero di pece, dato che ogni
anno questa barca aveva la necessità di essere calafatata.
La poppa è arrotondata, la prua diritta e sottile, il tipo di ancoraggio,
ma soprattutto la tecnica costruttiva, ne fanno una barca tipicamente
lariana con una costruzione piuttosto rozza e grossolana.
La barca era priva di panche interne ed era quindi adibita solo al lavoro,
alla pesca o per brevi spostamenti. Un eventuale passeggero avrebbe dovuto,
infatti, trovare posto seduto sul fondo dellabarca. Caratteristici della
barca erano i remi, molto più lunghi del normale per le dimensioni
dello scafo. Erano usati incrociati: con la mano destra si impugnava il
remo sinistro e viceversa, remando in piedi rivolto in avanti. I lunghi
remi aumentavano la potenza della remata, avendo una leve più lunghe
tra scalmo e impugnatura del remo, e consentivano di vincere la forza
della corrente del fiume. Inoltre il remo, lavorando maggiormente in verticale
permetteva manovre estremamente agili, aumentando la manovrabilità
della barca. Altra ragione della lunghezza dei remi è che questi
potevano essere utilizzati come puntàal sul fondo del fiume per
spingere in avanti la barca o per mantenere una determinata posizione,
quando la corrente del fiume fosse stata particolarmente forte.
Batel
L’imbarcazione più conosciuta, simbolo della navigazione
lariana e spesso erroneamente chiamata Lucia con un riferimento manzoniano
inventato per i turisti.
È una delle più antiche barche del lago, di dimensioni leggermente
inferiori a quelle del navèt: la lunghezza di solito non superava
i 6 m, mentre la larghezza era circa di 2 m.
Le sponde erano piuttosto alte (non meno di 50 cm) e inclinate. Lo scafo
ed i cerchi erano in legno di castagno; in abete i remi ed in rovere gli
scalmi che, come per il navèt, erano quattro o sei.
Simile al navèt sia nella vela sia nella manovra dei remi: la vela
aveva dimensioni pari a quelle dello scafo ed era rettangolare. Era utilizzato
da non più di due pescatori. Lo scafo disponeva di uno spazio minore
per il carico di reti o di pescato, ma offriva in cambio una maggiore
disponibilità nell’ospitare passeggeri.
Nata come barca da lavoro, per pesca o trasporto di merci poco ingombranti,
nel XIX sec. fu molto apprezzata per la navigazione da diporto che muoveva
i primi passi: lo spazio per il carico fu ridotto rispetto alla versione
da lavoro e furono aggiunte lunghe panche longitudinali (lungo i fianchi)
per i passeggeri. Fu introdotto anche il timone e furono migliorate le
finiture: i terminali delle travi sporgenti e dei frangiflutti di prua
erano più curate e i colori più utilizzati erano bianco
e celeste su fondo nero e rosso. Nell’Ottocento i batèj erano
utilizzati anche per servizi ausiliari ai piroscafi a vapore, per sbarco
o imbarco di passeggeri o corrispondenza in località prive di pontili
per l’attracco.
Non è raro vedere nei moli vecchi batèj, anche se molti
hanno subito pesanti rimaneggiamenti (soprattutto vetroresina) perdendo
le caratteristiche tradizionali.

Canòt
da pesca
La linea era abbastanza filante e aveva una prua più
panciuta rispetto all’inglesina che consentiva il carico di una
grande quantità di pescato e delle reti.
Altra fondamentale differenza tecnica è che il fondo era piatto
e privo di chiglia, come le imbarcazioni tradizionali del Lario; ciò
consentiva spostamenti laterali fondamentali per la posa di reti e impensabili
per altre imbarcazioni realizzate con fasciame sovrapposto. Essendo una
barca da lavoro aveva una struttura molto più resistente dell’inglesina
e della lancia ma finiture meno curate.
L' imbarcazione racchiudeva in sé le migliori caratteristiche tecniche
delle barche tradizionali, unite alla nuova tecnica costruttiva del fasciame
sovrapposto: diventava perciò una perfetta macchina da lavoro.
Non a caso, il canòt è tuttora una delle barche a remi più
diffuse sul lago e la più utilizzata dai pescatori professionisti.
Come caratteristiche delle barche tradizionali si ricorda: larice e castagno
di notevole spessore (3 cm per il fondo e 1 cm per il fasciame); fondo
piatto; fissaggio del primo corso del fasciame direttamente al fondo della
barca tramite chiodatura. Furono realizzati modelli con i tradizionali
cerchi in legno e una sottile mantàula, ma le differenti esigenze
dei pescatori contemporanei (senza la necessità di lunghe permanenze
al largo) fecero si che i cerchi non fossero più necessari. Come
caratteristiche di derivazione dal metodo “all’inglese”
c'erano essenzialmente quelle relative la sola metodologia. Rappresenta,
come descritto, la fusione di due tecniche costruttive: i mastri d’ascia
locali applicarono i principi di base della nuova tecnica in funzione
degli usi specifici a loro richiesti, conservando le caratteristiche favorevoli
del metodo costruttivo tradizionale. Anche il metodo di voga risulta interessante:
per il singolo pescatore un tipo di voga tipicamente lariano, cioè
in piedi, col volto verso prua e con remi a pala dritta; per lunghi spostamenti
e con equipaggio di due pescatori, il secondo pescatore vogava seduto
(dalla panca a prua) dando le spalle alla prua della barca e utilizzando
remi a pala curva, con voga tipicamente inglese. La fusione delle due
tecniche risultava particolarmente vantaggioso, raggiungendo buone velocità
o percorrendo lunghi tratti di lago senza affaticarsi.
Il canòt da pesca deriva dall’inglesina.
Comballo
L’imbarcazione che meglio lasciava trasparire l’arcaicità
delle sue origini. Viene citata già nell’anno 1218: statum
est quod nautae lacus cumarum inter se aliquo modo non faciant societatem
de navibus seu scavacis vel cumbis (è stato stabilito che i barcaioli
del lago di Como non si mettano in società fra loro in nessun modo
per la gestione di navi o imbarcazioni o cumbe). Di grandi dimensioni,
a sezioni quadrate, di lunghezza da venti a oltre trenta metri. Le sezioni
condizionavano la forma delle estremità, con il fondo costituito
da una parte piatta, ottenuta da giunzioni di tavole irregolari, che dall’estrema
poppa andava alla prua. Per la semplicità di costruzione e l’elevato
grado di diffusione in quasi tutte le località del lago, rimase
pressoché invariata nel corso dei secoli e riuscì a trasmettersi
attraverso generazioni di costruttori, divenendo parte integrante della
tradizione degli artigiani locali.
Barca da trasporto, grossolana nelle finiture, era in grado di soddisfare
con efficienza le esigenze del trasporto locale, potendo trasportare un
carico di merci notevolmente maggiore rispetto a tutte le altre imbarcazioni;
era principalmente utilizzata per trasporto di materiali pesanti soprattutto
per l’edilizia (sassi di Moltrasio, sabbia, calce e legna per fornaci).
Derivava presumibilmente da imbarcazioni per trasporto fluviale: da Lecco
a Milano lungo l'Adda il trasporto avveniva su burchiello. Questo era,
di fatto, molto simile al comballo.
Le differenze si possono riassumere in: albero removibile per navigare
anche sotto i ponti, fondo più sottile ed elastico e timone poppiero
molto lungo e centrato sullo scafo.
Possedeva una sola vela quadra, la cui altezza e la sua larghezza equivalevano
all’incirca alle rispettive lunghezza e larghezza dello scafo; era
sostenuta da un albero non abbattibile ed era adatta a sfruttare unicamente
i venti di poppa. Due pesanti remi a prua e due a poppa sopperivano alla
mancanza di vento ed erano, con il puntàal, indispensabili nelle
manovre di attracco.
Il governo avveniva con una trave a sezione circolare con all’estremità
una rudimentale pala e la sua lunghezza era complessivamente di circa
10 m. La trave era appoggiata e legata in una forcella posta di solito
sul fianco destro dell’imbarcazione. La poppa era coperta d’assi
per una lunghezza di 4-5 m e creava un vero e proprio locale (tèm)
per cucinare, dormire e ripararsi dalle intemperie.
C'era posto per due brande (balén) fatte con un pagliericcio di
foglie di granoturco. La barca era anche dotata di un fornello per cuocere
la polenta (brasèra). A seconda del tipo di merce trasportata,
il carico poteva essere coperto da una tenda; esistevano anche imbarcazioni
con cerchi di ferro removibili per sostenere un telone. Quando i comballi
navigavano a pieno carico, presentavano le fiancate poco elevate sulla
superficie dell’acqua(cargàa fina a la fàsa). La tendenza
a sfruttarne al massimo le possibilità di carico è stata
causa di frequenti naufragi. Di questo tipo di barca non è rimasto
alcun esemplare.

Adattamento da Fabrizio Albarelli,
"Sòstre e sepultòn. Uomini, strumenti, mestieri nella
costruzione di barche a remi sul Lago di Como", 2000. Copyright (c)
2001-2002 Michele Casanova
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