Articoli
tratti da "Alert Diver"
Riprodotti
per gentile concessione di DAN Europe

In questa pagina sono riprodotti articoli apparsi nel periodico
trimestrale Alert Diver del DAN associazione no profit da tutti
conosciuta e stimata. Riteniamo questi articoli per la loro importanza
utili per aumentare la nostra sicurezza, conoscere problematiche poco
note praticando il nostro sport con sempre maggiore conoscenza.
Prevenzione degli incidenti da
elica
a cura del DAN Europe Communications Department
A 100 metri da oggi la distanza minima dal pallone
segnasub - 24 Giugno 2003
Emanata a tutte le capitanerie una circolare che aumenta la sicurezza
dei subacquei in mare:
" Con il protocollo 82/033465 in data 26 maggio 2003, il Comando
Generale Corpo delle Capitanerie di Porto, ha emanato a tutte le Capitanerie
di Porto (loro sedi) una circolare che di fatto modifica la distanza alla
quale devono transitare le imbarcazioni dal segnale esposto di subacqueo
in immersione che può essere sia la lettera "A" delle
bandiere che il caratteristico diagonale bianca in fondo rosso (normalmente
vengono esposti tutti e due sulle imbarcazioni) portandola a 100 metri
minimi, in luogo dei tradizionali 50. Di notte deve essere esposta una
luce lampeggiante gialla visibile a giro di orizzonte.
I subacquei devono muoversi nel raggio max di 50 metri dalla verticale
del pallone ed è sufficiente un solo segnale sull'imbarcazione
se tutti i subacquei in immersione si muovono nel raggio di 50 dalla stessa.
I cento metri valgono sia per la classica boetta trainata che per le bandiere
issate sulla barca appoggio. Sulla barca appoggio deve sempre essere presente
una persona in grado di intervenire se necessario.
Un nuotatore che si trovi al di fuori delle acque riservate alla balneazione
può esporre lo stesso segnale dei subacquei ma con una sagola mai
più lunga di tre metri. Le disposizioni della sopraccitata circolare
hanno effetto immediato e devono essere conosciute dai diportisti che
le devono mettere in pratica fin da subito allo scopo di aumentare la
sicurezza."
2° trimestre 2003
1° trimestre 2001
4° trimestre 2000
2°
trimestre 2003
Editoriale Dr.
Alessandro Marroni
Incidenti subacquei
nel 2000
di Peter B. Bennett
Idoneità
all'immersione per individui con problemi muscoloscheletrici Dott.
James Ckimiak
Psiche e immersioni
di Maria Luisa
Gargìulo
Editoriale
Immergetevi in sicurezza, tenetevi allenati e in forma!
Cari Membri DAN Europe, la stagione nel nostro emisfero
sta cambiando, è tempo di prepararsi per una nuova, sicura ed entusiasmante
stagione subacquea. Si controlla e si esamina l'attrezzatura, sì
fanno programmi per le prossime uscite subacquee ma, troppo spesso, si
ignora o, nella migliore delle ipotesi si sottovaluta, l'efficienza della
più importante macchina per la sicurezza in immersione: il subacqueo.
Non si enfatizza mai abbastanza l'importanza di una periodica valutazione
di idoneità all'immersione effettuata da medici specialisti. Studi
epidemiologici in paesi dove un esame annuale è imposto per legge
hanno dimostrato che il controllo regolare dello stato di salute e della
efficienza funzionale della macchina umana gioca un ruolo essenziale nella
prevenzione degli infortuni e degli incidenti subacquei, che sono significativamente
più frequenti fra la popolazione appartenente ad aree dove questo
esame non è obbligatorio. Tuttavia la medicina subacquea non è
una specializzazione molto comune e non esistono molti medici che conoscono
a sufficienza questa materia, per rilasciare opinioni corrette e certificati
di idoneità. Sono fondamentali le conoscenze appropriate e le conoscenze
specifiche dei subacquei stessi, come pure il supporto che organizzazioni
come il DAN possono dare alla comunità dei subacquei e ai medici
non specialisti.
Tenendo presente che l'esplorazione del mondo subacqueo comporta stress
fisiologico, psicologico ed ambientale diversi da quelli incontrati all'asciutto,
si deve prestare attenzione a! corretto funzionamento di certi organi
ed apparati critici, come l'orecchio, i polmoni, il cuore e il sistema
circolatorio, il cervello e il sistema nervoso, il sistema muscolo-scheletrico.
Si deve fare attenzione specialmente a: Condizioni che possono essere
influenzate dalle variazioni della pressione ambientale:
• Le cavità naturali o artificiali sono normalmente e liberamente
comunicanti con l'ambiente esterno?
Il medico deve valutare attentamente il tratto respiratorio superiore,
cercando eventuali infiammazioni o situazioni patologiche che riducono
il libero flusso di aria o gas da e per i seni, l'orecchio medio, i polmoni.
Patologie come rinite allergica, sinusite, mal-funzionamento delle tube
di Eustachio, ridotta mobilità del timpano, bronchite, asma, etc,
devono essere attentamente ricercate ed eventualmente diagnosticate da
appropriati esami fisici e test di laboratorio.
Condizioni che possono influire negativamente sull'autocontrollo del subacqueo
nell'ambiente sommerso:
• Vanno considerare tutte le condizioni metaboliche, cardiache o
neuro-psicologiche che possono avere un effetto improvviso sullo stato
di coscienza o sull'autocontrollo.
Diabete non controllato, epilessia, vertigini, narco-lessia, certe aritmie
cardiache e certi difetti delle valvole, condizioni psicologiche che portano
facilmente ad attacchi di panico, depressione non controllata o patologie
psicotiche, possono portare ad improvvisa perdita di coscienza o incapacità
di gestirsi e, se a terra questo può anche non avere conseguenze,
in acqua può portare ad annegamento e morte. In generale tutte
le condizioni che sconsigliano la guida debbono anche essere considerate
con estrema prudenza riguardo all'immersione. Condizioni che interferiscono
con la forza e l'agilità in acqua e sui mezzi nautici:
• Si devono considerare età, corporatura, forza, abilità
natatorie, coordinazione motoria in condizioni difficili.
Per un subacqueo sono essenziali la capacità di muoversi e di nuotare
con efficienza, con e senza pinne, la capacità di trasportare senza
rischi di danni o lesioni l'equipaggiamento spesso pesante, la capacità
di mantenere l'equilibrio sulle piattaforme in movimento. Persone di corporatura
molto minuta possono incontrare problemi, eccessivo stress e potenziali
traumi, anche se l'attrezzatura subacquea è adeguata alla loro
forza e corporatura. Individui con problemi motori, ortopedici o neurologici
possono avere difficoltà a mantenere l'equilibrio su una barca
mentre si muovono indossando l'attrezzatura, o anche solo nuotando e pinneggiando
sotto'acqua In questi casi possono essere richiesti particolari accorgimenti
e speciali dotazioni di sicurezza. Questi problemi dovrebbero essere attentamente
presi in considerazione dai subacquei stessi, dagli istruttori, dai capigruppo
e dai medici che fanno le valutazioni di idoneità. Condizioni che
influenzano la performance aerobica:
• Compatibilità con i picchi di massima performance muscolare
e cardio-respiratoria?
Considerate che:
• Le patologie cardiache sono responsabili di oltre il 25% degli
incidenti subacquei mortali.
• Gli incidenti tra i subacquei sopra i 50 anni sono solo l'8% del
totale, ma
• Gli esiti mortali dopo i 50 anni sono il 25% della totalità.
L'efficienza cardiovascolare e la capacità di affrontare una domanda
improvvisa di performance fisica sono vitali per la sicurezza del subacqueo.
Anche in condizioni di mare apparentemente calmo si può verificare
un'emergenza che all'improvviso può richiedere uno sforzo fisico
significativo e sostenuto. Per i sub sopra i 40 anni è importante
e dovrebbe essere obbligatorio un esame completo che comprenda lo ECG
da sforzo.
I subacquei dovrebbero essere consapevoli di questi punti basilari per
la propria salute e sicurezza, discuterne a fondo con i medici di famiglia,
i quali possono non essere a conoscenza delle speciali necessità
dell'ambiente sommerso, ma focalizzeranno in modo appropriato l'attenzione
se correttamente indirizzati .
Siate subacquei sicuri ancor prima di bagnarvi! Pensate avanti, tenetevi
in forma, controllate regolarmente la vostra salute e godetevi le immersioni!
Acque chiare a tutti voi!
Prof. Alessandro Marroni Presidente DAN Europe
Incidenti
subacquei nel 2000
DAN rilascia
il suo rapporto annuale all'Industria
Di Peter B. Bennett, Ph.D., D.Sc., DAN America Chief Executive Officer
È ora disponibile l'ultimo DAN Report su Decompression
Illness, Diving Fatalities and Project Dive Exploration. Come sempre il
rapporto fornisce informazioni relative all'attività subacquea
ricreativa, utilizzando i dati resi disponibili attraverso le fonti che
fanno riferimento a DAN. Impieghiamo un anno a compilare i dati, perciò
quest'ultimo rapporto riferisce di incidenti da decompressione ed eventi
mortali avvenuti nel 2000.
Il rapporto riassume le attività di questi gruppi di subacquei
ricreativi:
• subacquei che non hanno avuto incidenti;
• subacquei che sono incorsi in patologia da decompressione (PDD
; e
• subacquei morti mentre erano in immersione. Eventi mortali
In 84 di 91 eventi fatali, 83 (il 98,8%] impiegavano sistemi a circuito
aperto, i più diffusi, mentre 1,2% usava sistemi a circuito chiuso
o semi-chiuso (rebreathers). Come conseguenza di immersioni sono morti
un totale di 91 persone residenti negli Stati Uniti e in Canada; i decessi
di subacquei residenti in altri Paesi non hanno potuto essere esaminati
e non sono perciò stati inclusi.
Incidenti di PDD
Nel 2000 DAN ha ricevuto segnalazione di 871 subacquei che hanno avuto
bisogno di trattamenti iperbarici. Di questi, DAN ha ricevuto rapporto
scritto da 728 subacquei, ma solo 470 raggiungevano i criteri per essere
inclusi nel rapporto.* Tra i sub che avevano riferito sospetta PDD, il
70% erano maschi con età media 36 anni; il più giovane aveva
13 anni, il più vecchio 73. Come era stato notato negli anni precedenti,
il 38% di questi subacquei infortunati, aveva brevetti openwater, (il
più comune livello di certificazione), il 34,5% aveva brevetti
advanced openwater. Poco più del 10 percento erano istruttori.
Uno sguardo al loro stato di salute indicava che solo il 4% era affetto
da diabete e circa il 5% da asma. Il 5,7% aveva avuto precedenti episodi
di patologia da decompressione. Il maggior numero di incidenti si era
verificato nel sud-est degli Stati Uniti - in particolare Florida - e
nello Yucatan, dove la subacquea è un'attività ricreativa
molto popolare. La maggioranza degli incidenti era occorsa il primo giorno
di immersioni, ad una profondità media di 27 metri. Nel 15% dei
casi la profondità massima raggiunta era 39 metri o più,
con un caso a 97 metri. Circa un quarto dei sub infortunati aveva effettuato
una risalita rapida; la maggior parte era rimasta entro i limiti di non
decompressione. Solo l'otto percento aveva omesso la decompressione ed
il 4% era rimasto senz'aria.
Gli utilizzatori di computer subacquei continuavano ad aumentare dagli
anni precedenti, con il 73% dei
subacquei infortunati a farne uso. Il 20% impiegavano tabelle di immersione,
il 7% seguivano una guida
0 un istruttore subacqueo, non usando computer o tabelle.
Come negli anni precedenti il sintomo predominante, occorso nel 55% dei
casi, era la parestesia (intorpidimento e formicolio). Il 20% dei sub
riportava affaticamento, nausea e mal di testa, ed il 10% debolezza.
Fortunatamente i sintomi gravi di una severa PDD, con disfunzioni della
vescica e dell'intestino, erano rari, solo nel 2% degli infortuni. Riguardo
ai sintomi immediati il più frequente era il dolore, secondariamente
l'affaticamento.
Il punto doloroso più comune erano le articolazioni (da qui l'inglese
"the bends" per indicare PDD: to bend vuoi dire piegare, piegarsi).
Dolore muscolare era presente nel 38% dei subacquei infortunati; dolore
grave intorno al punto vita nel 6%. Parestesia, affaticamento e dolore
sono segni di possibile PDD, come possiamo arguire da anni di rapporti
sugli incidenti. I subacquei dovrebbero essere attenti ad ogni sintomo
che compaia dopo l'immersione, riconoscerlo come probabilmente dovuto
a PDD e ricordarsi di chiamare il DAN il più presto possibile per
parlare con un medico specializzato. In passato i subacquei attendevano
troppo a riferire.
I sintomi di PDD, per questo DAN ha focalizzato l'educazione sulla necessità
di riportare velocemente i sintomi. È incoraggiante che quasi la
metà degli infortunati quest'anno abbia riferito i sintomi entro
appena due ore dall'emersione, ed il 72% entro 1 2 ore. Tuttavia il 4,1%
ha atteso più di due giorni prima di riportare l'infortunio. Le
statistiche DAN mostrano che i sub solleciti nel riportare i sintomi di
solito guariscono più facilmente e più in fretta. Primo
soccorso e ricompressione
Per il primo soccorso si era impiegato un dispositivo a ossigeno DAN o
un altro sistema per la somministrazione di O2 in superficie. L'ossigeno
era stato usato solo per 145 sub, il 20% degli infortunati. In questi
casi, il 14% aveva&/a raggiunto la remissione completa dei sintomi,
il 57% un certo miglioramento, il 24% non aveva avuto alcun miglioramento,
ed il 5% un peggioramento dei sintomi. Il 77% dei subacquei era stato
ricompresso in camere multiposto; il 19,5% in camere monoposto; camere
biposto furono usate nel resto dei casi. La tabella 6 U.S. Navy era stata
il trattamento di scelta per il 61% dei trattamenti iniziali; mentre la
tabella 5, per la cura della malattia da decompressione con dolore come
unico sintomo, era stata usata nel 5,5% dei casi.
Più del 50% dei subacquei era stato sottoposto ad una sola ricompressione.
Dopo il primo trattamento, circa la metà aveva riportato una completa
remissione dei sintomi, il 43% un miglioramento, il 6,7% nessun miglioramento
e lo 0,6% si sentiva peggio. Al momento del rilascio il 75% era completamente
guarito, il 20% era migliorato e il 5% non aveva avuto alcun miglioramento.
Come si può vedere, il trattamento iperbarico non garantisce la
completa guarigione, ma la maggior parte dei subacquei infortunati stanno
molto meglio dopo la terapia. Inoltre alcune lesioni continuano a migliorare
col tempo. Uno o due subacquei ogni 10.000 immersioni incorrono nella
PDD. Il rischio cui andiamo incontro è piccolo e non ci deve impedire
di godere di questo sport meraviglioso. La più recente ricerca
DAN sulla velocità di risalita, ancora in corso, raccomanda risalite
più lente e tempi di emersione più lunghi. Spero che queste
ricerche contribuiscano a rendere questo piccolo rischio ancora più
piccolo in futuro.
Idoneità
all'immersione per individui con problemi muscoloscheletrici
Dott. James
Ckimiak
Le anomalie del sistema muscoloscheletrico possono impedire le immersioni?
Fratture, osteoartriti, artrite reumatoide, tendiniti, distorsioni, dislocazioni,
borsiti, scoliosi, sindrome de! tunnel carpale, distrofia muscolare, sostituzione
chirurgica delle articolazioni, chirurgia discale o amputazioni possono
fermare la vostra voglia di acqua?
Le risposte sono sì e no; dipende dal tipo di lesione o altra anomalia
e dal grado di guarigione. Ecco una panoramica dei problemi legati al
sistema muscoloscheletrico. Ricordate di chiamare il DAN se pensate di
aver subito una lesione in conseguenza dell'attività subacquea
e tenetevi in stretto contatto con il vostro medico per tutto ciò
che può avere conseguenze sull'attività subacquea.
Condizione: osteoartrite
Descrizione: l'osteoartrite (OA) è una malattia dell'osso e della
cartilagine. Nello specifico interessa la cartilagine ialina, il tipo
più comune di cartilagine delle giunture, e l'osso sottocondrale
(localizzato sotto la cartilagine).
L'osteoartrite è legata all'età; di solito si rivela con
dolore alle giunture e può sfociare in un significativo calo nell'ampiezza
del movimento. A 40 anni quasi tutti hanno qualche segno di OA; a 60-70
anni la maggior parte delle persone presenta i sintomi. Gli scienziati
hanno documentato l'OA perfino in balene e delfini, i nostri parenti mammiferi.
Idoneità all'immersione: prestate attenzione a! vostro corpo. La
perdita progressiva della funzione dovuta ad artrite va tenuta sotto controllo:
aprire o chiudere una valvola può risultare impossibile per chi
ha una severa OA. La mobilità ridotta delle articolazioni può
rendere certe manovre difficili o impossibili. Questo richiede un adeguato
addestramento pre -immersione e modificazioni adatte dell'attrezzatura
come manopole, linguette e cerniere più grandi. Può anche
rendersi necessario un cambiamento nella posizione dell'equipaggiamento
per facilitare l'accesso.
L'alterazione del flusso sanguigno può influenzare gli scambi gassosi
in due modi: l'infiammazione aumenta il flusso sanguigno, mentre le modificazioni
degenerative e la cicatrizzazione possono portare ad un flusso ridotto
o nullo. Entrambi i cambiamenti incidono sul modo in cui l'azoto viene
prelevato e rilasciato.
Molte persone provano una riduzione del dolore mentre si muovono distratti
dall'attività, ossia con la mente impegnata su altro anzichè
concentrata sul dolore. L'esercizio inoltre rinforza i muscoli e le strutture
di supporto di una data articolazione o della spina dorsale, riducendo
così la sintomatologia dolorosa, e rilascia soppressori endogeni
del dolore re, le endorfine. Tuttavia il dolore può ritornare dopo
l'attività, a volte anche aumentato. Le giunture dolenti possono
anche causare un interrogativo diagnostico: può essere difficile
distinguere tra il dolore da artrite e quello da malattia da decompressione.
L'immobilizzazione peggiora l'OA, mentre un programma di esercizio ben
studiato è essenziale nel preservare la salute delle articolazioni.
Le immersioni ed altre attività acquatiche sono particolarmente
indicate: il galleggiamento del corpo immerso in acqua riduce il peso
sulle articolazioni compromesse. Medicinali impiegati: l'aspirina ed altri
farmaci non steroidei, seppure utili per la riduzione del dolore, danneggiano
la funzione delle piastrine. Una perfetta aggregazione delle piastrine
è essenziale per un'adeguata emostasi, o coagulazione. Il segno
più evidente è la persistenza dei lividi ma esiste anche
un rischio teorico di aumentato sanguinamento delle parti lese, comprese
quelle colpite da barotrauma, come pure il tessuto nervoso.
Condizione: artrite reumatoide
Descrizione: l'artrite reumatoide (AR) è una malattia progressiva,
come l'OA ma con maggiori effetti vascolari. Provoca infiammazione simmetrica
dell'articolazione (che coinvolge sia la parte destra che sinistra dell'articolazione)
che può portare in ultimo anche alla sua distruzione. L'artrite
reumatoide può diventare sistemica, ossia può interessare
molto più che soltanto ossa ed articolazioni. Una vascolite, o
infiammazione dei vasi sanguigni, può provocare febbre, degenerazione
della pelle, ulcerazione ed infezione. Il meccanismo non è completamente
conosciuto, ma in taluni casi vi è un vero e proprio attacco da
parte del sistema immunitario sulle componenti vascolari. Altri disturbi
che possono accompagnare l'AR comprendono:
• mononeurite multipla - l'infiammazione di singoli nervi in parti
del corpo non correlate;
• effusione pleurica o cardiaca - il rilascio di sangue o liquidi
linfatici nei tessuti o in una cavità del corpo;
• linfoadenopatia, o malattia dei nodi linfatici;
• sindrome di Sjogren - un disordine immunologico che si verifica
nelle donne in post-menopausa;
• episclerite - infiammazione dell'occhio, nello specifico degli
strati subcongiuntivali della sclera.
L'AR può anche provocare compressione della corda spinale e sindrome
da tunnel carpale, descritte più avanti in questo articolo. L'infiammazione
di un vaso sanguigno, combinata alla vasocostrizione, un restringimento
dei vasi, può letteralmente "affamare" un arto per mancanza
di ossigeno. Idoneità all'immersione: come per l'osteoartrite,
la perdita progressiva della funzione dovuta ad AR richiede costante valutazione,
in quanto la mobilità ridotta delle articolazioni può rendere
certe manovre difficili o impossibili. Questo richiede adeguato addestramento
pre - immersione e modificazioni, come descritto nella sezione sull'osteoartrite.
In generale è consigliabile ridurre al minimo l'attività
durante i periodi di infiammazione; l'alterazione del flusso sanguigno
può avere conseguenze sul normale scambio dei gas inerti. Il dolore
alle articolazioni, che aumenta a causa delle manovre di sollevamento
e trasporto dell'attrezzatura subacquea, può essere difficile da
distinguere da quello dovuto a PDD.
Medicinali impiegati: l'aspirina ed altri farmaci non steroidei, utili
per la riduzione del dolore, possono danneggiare la funzione delle piastrine,
e quindi la capacità del sangue di coagularsi. I farmaci steroidei
alterano il bilancio elettrolitico e provocano edema, (accumulo di fluidi
in eccesso in cellule, tessuti o cavità). I composti di oro, usati
per il trattamento dell'AR, possono causare irritazione dei polmoni.
Farmaci citotossici (agenti anti-cancro) come metotresato e azatioprina
sono impiegati nei casi più gravi perché aiutano a combattere
la distruzione progressiva della cartilagine. Tuttavia anch'essi possono
causare polmonite, come pure danneggiare il midollo osseo o il fegato
a causa dei loro effetti tossici.
Condizione: tendinite
Descrizione: questa dolorosa infiammazione acuta del tendine può
derivare da uso eccessivo o trauma. Spesso però non si trova uno
specifico evento o causa da correlare alla tendinite. Di solito, con un
periodo di riposo e di farmaci anti-infiammatori, la tendinite fa il suo
corso. È utile anche valutare possibili posizioni o movimenti ripetitivi
che potrebbero provocare o peggiorare la condizione. Idoneità all'immersione:
poiché la tendinite è una infiammazione o una lesione del
tessuto connettivo tra un muscolo e un'altra parte del corpo - e i tendini
trasmettono la forza del movimento - il dolore in questo caso può
ridurre in modo significativo la funzione delle articolazioni e dei muscoli.
Ricordate di lasciare a riposo la parte: l'uso continuato del tendine
infiammato può mantenere in atto o anche peggiorare la patologia.
C'è sempre il rischio di una lacerazione del tessuto connettivo,
con conseguente perdita della funzione. Come per l'artrite, la tendinite
può essere difficile da distinguere dal dolore di una malattia
da decompressione dopo un'immersione.
Medicinali impiegati: i farmaci non steroidei, anche se utili per la riduzione
del dolore, alterano la funzione delle piastrine, e quindi la capacità
del sangue di coagularsi. I farmaci steroidei, somministrati spesso per
iniezione, sono efficaci per alleviare l'infiammazione.
Condizione: distorsione
Descrizione: questa lesione traumatica danneggia i tessuti molli ed i
legamenti che circondano un'articolazione. L'entità del danno alla
giuntura e agli elementi di supporto determina la gravità della
lesione. Idoneità all'immersione: una distorsione può provocare
un calo consistente della funzionalità, conseguenza della lesione,
ed anche un deterioramento meccanico dell'articolazione, secondario alla
lacerazione del legamento, alla disaggregazione e al rigonfiamento del
tessuto connettivo. Dopo una distorsione, il rigonfiamento dei tessuti
molli può anche essere notevole, impedendo al subacqueo di indossare
comodamente l'attrezzatura. Si può anche verificare un calo dell'irrorazione
sanguigna ed un'alterazione degli scambi di gas inerti. Qualsiasi variazione
del dolore pone l'interrogativo dopo un'immersione: è il dolore
della distorsione o è MDD?
Dopo una distorsione il medico non dovrebbe consentire l'attività
subacquea fino a quando la persona non riesce ad eseguire tutti i movimenti
senza dolore. Un buon test è quello di provare i movimenti in piscina,
nuotando con le pinne. Medicinali impiegati: i farmaci anti-infiammatori
non steroidei (FANS), alterano l'aggregazione delle piastrine. Il trattamento
iniziale deve essere riposo, sollevamento dell'arto interessato, applicazione
di ghiaccio, che sono incompatibili con l'attività subacquea.
Condizione: dislocazione
Descrizione: la dislocazione di un'articolazione è molto dolorosa
e può provocare gonfiore e perdita della funzione. Una volta ridotto
il gonfiore e riportata l'articolazione nella sua sede anatomica, l'individuo
deve osservare un periodo di riposo e di riabilitazione prima di riprendere
la normale attività. A causa di anomalie anatomiche, alcuni individui
possono essere soggetti a ricorrenti dislocazioni, anche in condizioni
di stress minimo dovuto alla normale attività fisica di routine.
Alcuni casi richiedono la correzione chirurgica.
Idoneità all'immersione: se un subacqueo va soggetto a dislocazioni
ricorrenti non dovrebbe immergersi: se la dislocazione capitasse durante
un'immersione, il rischio di MDD dovuto al trauma acuto del tessuto molle
e la perdita di funzione potrebbero costituire un pericolo per il sub
ed il suo compagno. Un chirurgo ortopedico può consentire la ripresa
dell'attività dopo un periodo di riposo e di riabilitazione e quando
il subacqueo è nuovamente in grado di affrontare l'esercizio intenso.
Come per la distorsione, il gonfiore del tessuto molle può danneggiare
i normali scambi di gas inerte e portare a MDD. Il dolore cronico può
essere confuso con malattia da decompressione post-immersione. Il tessuto
cicatriziale che si forma dopo un intervento di chirurgia correttiva comporta
un rischio teorico remoto di alterazione degli scambi gassosi. Medicinali
impiegati: i FANS, spesso utili per la riduzione del dolore, diminuiscono
la funzione delle piastrine, e quindi la capacità del sangue di
coagularsi.
Condizione: borsite
Descrizione: una borsa è un insieme di tessuti e di fluidi che
diminuiscono la frizione tra opposte superfici ossee. La borsite è
l'infiammazione di questa struttura, dovuta ad uso eccessivo o a trauma.
Come per la tendinite, spesso la causa non è identificata. Dolore
e gonfiore possono essere severi; la persona può sperimentare una
notevole perdita dell'ampiezza del movimento. Spesso sono sufficienti
riposo e farmaci anti-infiammatori perché la borsite faccia il
suo corso.
Idoneità all'immersione: il gonfiore conseguente all'infiammazione
comporta il rischio teorico di ostacolare lo scambio di gas inerte e quindi
provocare lo sviluppo di MDD. Il dolore estremo può provocare perdita
della funzione. Se il dolore o la perdita di funzione peggiorano, è
meglio posticipare l'immersione ed altre attività fisiche faticose
fino a quando la condizione non si risolve e l'articolazione cessa di
dolere durante l'attività.
Medicinali impiegati: gli anti-infiammatori sono utili per alleviare il
dolore, ma hanno effetti sull'aggregazione delle piastrine e ostacolano
la coagulazione. I corticosteroidi possono essere iniettati nella borsa
ma, con l'uso ripetuto, possono causare effetti glucocorticoidi sistemici,
cioè alterazioni dei fluidi e degli elettroliti e osteoporosi.
Condizione: scoliosi
Descrizione: è un'anormale curvatura della spina dorsale. Vari
gradi di scoliosi generano una gamma di sintomi che va dal dolore ai problemi
neurologici alla difficoltà di respirare.
Idoneità all'immersione: rilevanti curvature della colonna possono
causare compromissione dei polmoni, rendendo impossibile anche l'esercizio
moderato. La postura anormale di chi è affetto da scoliosi si può
richiedere modifiche nell'attrezzatura perché possa essere indossata
con un buon bilanciamento, con attenzione speciale al fattore peso. Con
la scoliosi l'individuo può essere soggetto ad anomalie neurologiche
in modo continuativo o saltuario. I muscoli vicino alla spina dorsale
si possono sviluppare asimmetricamente: l'uso abnorme e l'affaticamento
muscolare possono sfociare in forte dolore e spasmo. Lo spasmo a sua volta
può causare un "pizzicamento" dei nervi che escono dalla
colonna vertebrale, con ulteriore deficit neurologico. La correzione della
scoliosi grave può impiegare aste di acciaio che sorreggono la
colonna distesa, per migliorare la funzione ed i sintomi. Una volta guarito,
un individuo può ricominciare ad immergersi, ma ad un ritmo moderato.
Durante gli esami di routine a volte si scoprono casi di scoliosi modesta,
che hanno poco o nessun impatto sulla persona. Prima di immergersi, le
persone con scoliosi grave devono essere esaminate da un medico esperto
di medicina subacquea.
Medicinali impiegati: i FANS alterano l'aggregazione delle piastrine.
I miorilassanti possono essere usati per spasmi occasionali, ma sono incompatibili
con l'immersione a causa dei loro effetti sedativi.
Condizione: sindrome del tunnel carpale
Descrizione: questo intrappolamento meccanico del nervo mediano del polso
porta a parestesia (alterato senso del tatto, come intorpidimento o altre
variazioni delle normali sensazioni) di pollice, indice e medio. Casi
severi e persistenti portano all'atrofia dei muscoli del pollice. Per
queste persone è necessario il trattamento chirurgico. La sindrome
del tunnel carpale (STC) deriva da un uso intenso di mani e polsi, un'anomalia
nel posizionamento delle mani per lunghi periodi, e un rigonfiamento dei
tessuti molli; in certi casi non si riesce ad identificare una causa.
A volte il trattamento con ossigeno iperbarico può provocare intorpidimento
della mano - un fenomeno non completamente compreso - e non si tratta
di MDD né di sindrome del tunnel carpale.
Idoneità all'immersione: i casi gravi comportano debolezza della
presa. L'intorpidimento comune nella maggior parte dei casi è difficile
da valutare dopo un'immersione, specialmente se compaiono sintomi nuovi
o aggravati.
Medicinali impiegati: se il riposo e una nuova configurazione dell'ambiente
lavorativo sono inefficaci, la chirurgia è il trattamento di scelta.
L'edema associato con la STC può causare modificazioni sensoriali
riali in quanto i fluidi possono comprimere l'area dove passano i nervi.
Il noto specialista di medicina subacquea Dr. Carl Edmonds ha riferito
il caso di una subacquea che presentò graduale sviluppo della sindrome
per aver interrotto l'assunzione di diuretico (farmaco per alleviare l'edema)
durante una settimana di immersioni.
Condizione: distrofia muscolare
Descrizione: questa condizione è caratterizzata da una generalizzata
debolezza della muscolatura scheletrica associata con varie patologie
muscolari: Landouzy-Dejerine, Leyden-Mobius, Duchenne e Becker sono distrofie
muscolari comuni con diversi gradi di severità. La condizione può
interferire con la capacità di deglutire, stare in piedi, mantenere
l'equilibrio, camminare, reggere un erogatore e perfino parlare.
Molti individui con distrofia muscolare (DM) sono confinati su una sedia
a rotelle fin dall'adolescenza. Possono anche presentare disritmia cardiaca,
ossia irregolarità nel battito del cuore. Un programma di attività
fisica può essere d'aiuto a mantenere la funzionalità.
Idoneità all'immersione: pareri critici riguardo la capacità
del sub perfino di entrare e uscire dall'acqua senza pericolo vanno considerati
con attenzione. La debolezza non solo riduce la capacità del sub
di reagire in situazioni di emergenza, ma richiede anche modificazioni
notevoli dell'attrezzatura e delle procedure subacquee. La malattia è
spesso progressiva e richiede una valutazione specialistica attenta, ma
a volte l'attività subacquea risulta impraticabile.
Al contrario, l'immersione come parte di un programma di esercizio, è
considerata terapeutica. Proprio come per la terapia a terra, anche nell'ambiente
sommerso è necessario che personale addestrato assista l'individuo
con DM. Un'accurata programmazione deve comportare modifiche all'equipaggiamento
e alle procedure. Si deve tenere in considerazione il rischio che corre
il compagno se si rendesse necessario prestare assistenza al sub con DM.
Medicinali impiegati: sono stati usati corticosteroidi per aiutare i movimenti
delle articolazioni, ma essi provocano anche anomalie nell'equilibrio
elettrolitico.
Condizione: sostituzione chirurgica di un'articolazione
Descrizione: la distruzione di un'articolazione per qualsiasi ragione
richiede la sua sostituzione con una artificiale. Dopo l'intervento, le
attività acquatiche sono eccellenti fonti di esercizio, perché
diminuiscono lo stress dovuto al peso. Idoneità all'immersione:
esistono teoricamente problemi dì alterazione del flusso sanguigno
alla giuntura, con possibile riduzione degli scambi gassosi. Dopo un periodo
di riabilitazione e la successiva autorizzazione di un ortopedico alla
ripresa di attività intense, gli individui possono immergersi,
ma devono documentare di non avere episodi di deficit neurologico post-operatorio.
I medici devono misurare per ogni individuo il calo di funzionalità
o l'ampiezza del movimento, e prescrivere le modifiche appropriate a migliorare
la sicurezza in acqua. Medicinali impiegati: non sono necessari.
Condizione: chirurgia discale
Descrizione: il disco è una struttura che assorbe gli shock, situata
tra due vertebre contigue. Quando è leso può essere fonte
di dolore intenso e di anomalie neurologiche. Un'erniazione del disco
può comportare l'espulsione di materiale discale nel canale spinale,
provocando spesso dolori fortissimi e deficit neurologici.
Può essere necessaria la rimozione chirurgica di una parte della
vertebra e del disco leso. Normalmente vi è una notevolissima attenuazione
dei sintomi e, dopo un periodo di riposo e di riabilitazione, si può
riprendere la piena attività. Per prevenire la ricomparsa della
patologia gli individui dovrebbero seguire un programma di esercizi per
la schiena. Una piccola percentuale di pazienti non migliorano e, in alcuni
casi, dopo l'intervento chirurgico, si possono avere peggioramento del
dolore o del deficit neurologico.
Idoneità all'immersione: quando la persona è completamente
guarita e libera dai sintomi, un chirurgo può autorizzare il ritorno
all'attività intensa. Se i sintomi persistono bisogna essere cauti,
in quanto teoricamente, se l'infiammazione riduce lo scambio di gas inerte,
aumenta il rischio di MDD. Inoltre anomalie neurologiche persistenti comportano
un dubbio diagnostico, specialmente se un peggioramento o un nuovo deficit
si manifestano dopo un immersione.
II subacqueo deve fare attenzione a non farsi male nuovamente mentre solleva
l'attrezzatura o si tiene in equilibrio su una barca in movimento: cosa
più facile a dirsi che a farsi. Chi vuole immergersi dopo aver
subito la chirurgia discale deve sottoporsi alla valutazione di un esperto
e ad un esame neurologico dettagliato.
Medicinali impiegati: i FANS sono utili per alleviare il dolore ma interferiscono
con la funzione delle piastrine. La necessità di usare farmaci
narcotici indica un livello di dolore che preclude l'attività subacquea.
Narcotici, anticonvulsivi, stabilizzatori di membrana, miorilassanti ed
antidepressivi triciclici (tutti farmaci comunemente prescritti per il
dolore forte alla schiena) possono avere effetti avversi sul sistema nervoso
centrale ed anche agire in sinergia con l'azoto nel deteriorare ulteriormente
la performance e la capacità di giudizio durante un'immersione.
Condizione: amputazione
Descrizione: la perdita di un arto a causa di un trauma o della asportazione
chirurgica, così come la mancanza congenita (fin dalla nascita),
implica ovvi problemi alle funzioni complessive di una persona. L'adattamento
da parte del subacqueo può tuttavia diminuire di gran lunga l'impatto.
Sia le modifiche dei compiti che le protesi hanno migliorato molto la
vita degli amputati. Gli effetti di un'amputazione variano, andando da
un ritorno quasi completo alla piena funzione all'incapacità. Se
l'amputazione è dovuta ad una condizione medica, come una patologia
vascolare periferica, gli specialisti devono esaminare la situazione cardiovascolare
del paziente e le medicine che deve assumere. Le sensazioni fantasma croniche
ed il dolore fantasma possono influenzare la qualità della vita
e ogni infezione in atto può impedire l'attività intensa.
Idoneità all'immersione: è necessario valutare in modo completo
se il sub è in grado di compiere le attività richieste sopra
e sott'acqua. Anche il subacqueo più motivato, con un amputazione
incontrerà delle difficoltà per alcuni aspetti dell'immersione,
alle quali però è possibile porre parziale rimedio con modifiche
ad equipaggiamento e procedure. Subacquei professionisti che hanno subito
amputazioni hanno operato degli adattamenti per poter continuare ad immergersi.
Dopo un'amputazione, i sub dovrebbero definire limiti e rischi, per sé
e per i propri compagni. Medicinali impiegati: molti farmaci usati per
trattare il dolore possono avere effetti sedativi e non sono raccomandati
per l'immersione. Anche ogni farmaco impiegato per curare altre condizioni
associate a questa patologia deve essere esaminato, prima di immergersi
sotto il suo influsso.
Medicinali impiegati nel trattamento dei disordini muscoloscheletrici
Un subacqueo dovrebbe assumere qualsiasi farmaco molto prima di immergersi.
Questo esclude ogni effetto collaterale non legato all'ambiente iperbarico,
ma non preclude totalmente una futura reazione avversa al farmaco. I seguenti
farmaci sono comunemente impiegati per i disordini muscoloscheletrici.
• FANS / Aspirina: è comune l'uso di farmaci anti-infiammatori
per problemi muscoloscheletrici. Sono state riportate reazioni allergiche
ad aspirina e FANS. Questi farmaci, (come Motrin®, Naprosyn®,
ecc.) possono ridurre la capacità di coagulazione delle piastrine
fino ad una settimana dopo l'assunzione. In teoria questo può causare
una maggiore perdita di sangue in caso di barotrauma o anche di MDD. Questo
è stato riscontrato in lesioni emorragiche identificate durante
l'esame microscopico della spina dorsale di animali che avevano subito
MDD. Per contro alcuni subacquei assumono aspirina prima di un'immersione
per diminuire il potere aggregante delle piastrine e prevenire gli effetti
a cascata che conducono a MDD. Questo effetto aveva suggerito in passato
ad alcuni medici l'impiego di aspirina e FANS per il trattamento di MDD
acuta. Oggi la maggior parte dei medici non raccomanda più questi
farmaci per il trattamento della PDD. In Australia è in corso uno
studio per valutarne l'efficacia terapeutica.
• Corticosteroidi: l'assunzione di questi farmaci può causare
sbilanciamento dei fluidi e degli elettroliti, modifiche dell'umore e
debolezza.
• Narcotici, miorilassanti e benzodiazepine: sono farmaci potenti
usati per alleviare il dolore da moderato a grave e gli spasmi muscolari.
Le condizioni che richiedono il trattamento di dolori di questo livello
in genere non permettono l'immersione, a causa degli effetti sullo stato
mentale di chi assume quei farmaci L'interazione con la narcosi da azoto
può portare a un notevole deterioramento mentale, fino alla perdita
di coscienza, anche in pazienti con sintomatologia dolorosa ben controllata.
Psiche
e immersioni
di
Maria Luisa Gargìulo
Dal 1 7 al 19 ottobre a San Vito Lo Capo in provincia di Trapani, si
è svolto il primo convegno dal titolo "Psiche ed Immersioni"
patrocinato dall'università di Palermo.
È stato un evento importante perché per la prima volta si
sono riuniti psicologi, psichiatri e istruttori di subacquea per ragionare
insieme sul panorama scientifico attuale in tema di psicologia dell'immersione.
Per inquadrare il taglio dell'iniziativa, accennerò a qualche piccolo
particolare in modo da dare un'idea del clima e del tipo di lavoro che
è stato fatto. Oltre che come cronista per Alert, ero li come relatore
e gli estratti degli interventi che ho accluso a questa introduzione possono
dare una idea del livello del dibattito. Forse un'utile chiarificazione
può essere fatta dicendo ciò di cui non si è parlato
e cosa non è stato il convegno.
Non si è parlato di preparazione atletica alla performance, cioè
non ci si è occupati delle tecniche che usano gli psicologi preparatori
quando seguono gli atleti dì alto livello agonistico per aiutarli
a perfezionare alte prestazioni e a superare record.
Ci si è invece occupati di approfondire i significati psicologici
e sociali dell'attività subacquea e di come è vissuta dalla
grande maggioranza dei sommozzatori, quali i cambiamenti psicologici sono
osservabili nel sommozzatore. Quali sono i bisogni psicologici cui questa
attività risponde e quali i miti, i significati profondi che richiama.
La presenza al convegno di professionisti della didattica delle immersioni
ha consentito un confronto sulle dinamiche relazionali e sui comportamenti
tipici del subacqueo in situazioni tranquille e situazioni di stress e
di pericolo e sui suoi comportamenti in gruppo.
L'appartenenza dei partecipanti a differenti correnti psicologiche ha
consentito un confronto ed offerto differenti chiavi di lettura della
subacquea come fenomeno sociale e come attività. La dimensione
psicologica dell'essere immersi è stata affrontata sotto varie
sfaccettature e il fatto che il convegno si è articolato in sessioni
scientifiche pomeridiane alternate a immersioni mattutine nel mare della
Sicilia, ha consentito anche un miglior coinvolgimento ed un lavoro in
un clima partecipativo e di ricerca inferiore. Questo aspetto per i non
addetti ai lavori potrebbe sembrare secondario, in realtà uno degli
strumenti più potenti a disposizione degli psicologi è proprio
l'autoosservazione e il convegno si è potuto trasformare in un
vero e proprio piccolo laboratorio. Segue la sintesi di alcuni interventi.
Psicodinamica
del profondismo
di
Salvatore Capodieci
(psichiatra psicanalista Venezia Mestre)
Per quanto riguarda la psicodinamica dell'attività
subacquea, sappiamo che esistono numerosi fattori emotivi di tipo inconscio
alla base del desiderio di effettuare un'immersione subacquea profonda.
La motivazione che spinge sempre più persone ad immergersi sottacqua
è da ricercare nel crescente bisogno di trovare nuove cariche emotive
che consentono di coniugare l'amore per le attività avventurose
con il rapporto intimo con la natura.
Tracciare il profilo psicologico del subacqueo non è un'operazione
facile. È possibile, però, constatare se esistano degli
aspetti che si presentano con maggior frequenza tra chi pratica questa
attività.
1. Un vissuto ambivalente tra il desiderio di isolarsi e quello di appartenere
ad un gruppo Isolarsi è una delle caratteristiche dell'attività
subacquea ed è forse quella più affascinante: il subacqueo
è infatti tagliato fuori completamente dal mondo esterno. La comunicazione
sottacqua è molto limitata e parallelamente si incrementa la consapevolezza
che il proprio benessere fisico è completamente nelle sue mani.
A dispetto di tutto ciò, la subacquea è di fatto un'attività
che ha un'alta valenza sociale, che si evidenzia in due modi principali:
a) Durante l'immersione ciascun subacqueo ha un compagno.
b| L'attività subacquea sia sportiva che professionale (militare,
scientifica, commerciale) è quasi sempre strutturata come un'attività
di gruppo all'interno del quale ciascuno ha un suo ruolo. Non è
semplice spiegare la contraddittorietà insita tra la condizione
di isolamento del subacqueo in profondità e il suo elevato livello
di responsabilità verso il compagno e il gruppo più vasto.
2. Lo spirito agonistico
II subacqueo sportivo a differenza di chi pratica altre discipline non
deve vincere nulla, non ha un traguardo da superare a tutti i costi o
degli avversari da vincere. Nelle immersioni tecniche c'è un traguardo
dato dal raggiungere una certa profondità o dal riuscire a visitare
un particolare relitto, ma questo tipo di "traguardi" sono raggiungibili
solo grazie alla cooperazione di altri compagni di immersione. La maggior
parte dei subacquei sono caratterizzati da scarso spirito competitivo
e se il desiderio di emergere e di gareggiare non è un elemento
che caratterizza l'immersione, questo non vuoi dire che chi pratica la
subacquea non abbia il senso dell'agonismo. Il subacqueo lotta, si difende,
combatte, aggredisce, ma il suo avversario è più l'ambiente
che lo circonda che un suo collega. Il suo agonismo, indubbiamente atipico
è correlabile alla pericolosità dell'immersione.
3. Spirito ribelle
La subacquea è anche ribellione. È il ribellarsi alle leggi
della natura, alle regole della Creazione che hanno assegnato il mare
ai pesci e agli uomini la terra. Tramite una forma di isolamento autoimposto
il subacqueo riesce ad estranearsi dalla società e forse anche
in questo modo esprime il suo spirito ribelle. Il subacqueo sfida tutte
queste leggi e regole e ci riesce.
4. Personalità e immersione
Si può pensare che le persone cambino quando si trovano sott'acqua?
Sottacqua, in effetti, i processi percettivi e sensoriali sono diversi
dall'ambiente esterno. Se sott'acqua si verificano dei cambiamenti cognitivi,
perché non potrebbero esserci anche dei cambiamenti personologici?
Se l'approccio situazionale allo studio della personalità è
corretto, allora l'attività subacquea rappresenta un contesto eccellente
su cui poter verificare ciò.
5. Immersione e dinamiche inconsce
Le motivazioni che spingono ad intraprendere l'attività subacquea
hanno radici che traggono origine dalle dinamiche inconsce dell'individuo
e quando si valica la linea di confine tra l'aria e l'acqua l'immersione
è "agita". È in questo momento che si possono
svilupparsi conflitti inferiori, che fanno emergere le pulsioni libidiche
e quelle aggressive del soggetto che pratica l'attività subacquea.
Le immersioni che espongono il subacqueo a rischi di incidenti o i tentativi
di superare i propri limiti rappresentano un venir meno dei propri meccanismi
di difesa. Il cercare l'isolamento fallisce e l'aggressività viene
rivolta verso se stessi. Le situazioni di pericolo possono essere create
anche per il desiderio di appagare grosse spinte di tipo narcisistico
vissute con onnipotenza.
Queste situazioni sono spesso difficilmente riconoscibili perché
il subacqueo le vive dentro di sé con una funzione di tipo compensatorio.
Riflessioni
femminili sull'immersione tecnica
di
Cristina Freghieri
(giornalista e subacquea tecnica Milano)
La
profondità dentro ognuno di noi
- Le motivazioni:
Le ragioni che spingono il subacqueo ad approdare alla "profondità",
oltre il tradizionale limite ricreativo dei 40 metri, spesso è
dettata dal "bisogno" del confronto con se stessi verso la natura
attraente e accattivante, in questo caso l'elemento liquido, che riporta
la mente ad un desiderio antico ma, specialmente al "bisogno"
di scoprire la parte emozionale più nascosta di noi quella che
raccoglie le nostre emozioni e le nostre paure.
Il rapporto con l'acqua nelle profondità, diventa un veicolo per
conoscersi "dentro" senza veli, rivestimenti o immagini esterne.
È proprio questa cruda situazione d'essere nel profondo "vero",
inteso, sia come "metri d'acqua sopra di noi", sia nell'emozione
che impedisce di barare con se stessi affrontando proprio quelle paure
e desideri, come se ci si guardasse allo specchio. Ovviamente quello specchio
è il nostro autoascolto, vigile nell'osservare i sentimenti più
nascosti compreso il timore e l'attrazione stregante del liquido che ci
avvolge, in cui siamo "ospiti" per il breve tempo che ci è
concesso. Dobbiamo respirare e sott'acqua, questo nostro principale bisogno
si trasforma in limite.
Il desiderio del ritorno alle origini della conquista del mondo sottomarino
è forte e, racchiude tutti quei sentimenti che formano la conoscenza
e coscienza del nostro mondo inferiore. Mano a mano che si percorre la
discesa "profonda", l'aspetto razionale di noi stessi supera
quello emotivo nelle scelte delle azioni e decisioni, mentre l'universo
dell'emozione contemporaneamente si arricchisce dentro di noi.
- La trasformazione mentale
II passaggio dalla vita di superficie a quella sommersa è una trasformazione
mentale che canalizza la mente in una sola direzione: l'obiettivo da raggiungere
laggiù. Durante la vestizione e la preparazione dell'attrezzatura
si sviluppa una sorta di rito psicologico che abbandona completamente
ogni pensiero legato a ciò che siamo, resta solo ciò che
andremo a vivere. È come appartenere all'acqua, prima ancora di
esserne avvolti. Attraverso gli esercizi della visualizzazione dell'immersione,
si raggiunge un equilibrio stabile nel rapporto col liquido che andremo
a penetrare.
- Il lago:
L'immersione al lago è particolarmente introspettiva, proprio perché
l'ambiente scuro e freddo, obbliga ad un autoascolto molto forte. Ci si
trova molto in fretta di fronte a quello specchio inferiore che conduce
alla verità e alla conoscenza delle nostre paure, limiti o desideri.
Questo può favorire lo spostamento dei nostri limiti più
in là o consolidarli. La poca luce o per meglio dire l'immersione
sempre notturna in un colore nero opaco e trasparente, agevola l'interiorità
dei nostri sentimenti.
L'obiettivo dell'immersione al lago spesso non è altro che il paesaggio
di se stessi.
- Il mare:
II mondo colorato di luce e di azzurro delle acque salate, tende al trasporto
verso un senso di maggior sicurezza (ipotetico), facilitando il desiderio,
nascosto, di lasciarsi trasportare nella trasgressione della situazione
programmata. L'essere immersi in acque trasparenti e leggere, trasporta
le sensazioni del "vivere sott'acqua come in superficie" e,
in un certo qual modo "respirare l'acqua" diventa una realtà,
simbolica ovviamente, ma presente nel percorso del tempo in cui si vive
l'immersione profonda. Nella mente del subacqueo, si crea una situazione
di privilegio nell'essere li, e si sviluppa una sorta di auto stima nei
confronti della natura e di se stesso. Tutto ciò potrebbe essere
insidioso, ma gratificante. Questa situazione colorata, appare meno angusta
della conquista del nero pece come può essere il lago ma, proprio
per questo è "stimolante e traditrice". Questo rapporto
"giocoso" col mare profondo, nasconde la seduzione di un superficiale
autoascolto, sviluppato dalla
" facilità visiva e dal tepore delle acque, che anche se a
quote abissali, permettono un agio fisico e psichico migliore.
- la dipendenza
Nel percorso di crescita personale subacquea verso il profondo, ho reso
concreto e consolidato un equilìbrio inferiore che ha irradiato
di benessere la mia vita quotidiana della superficie, sino a creare un
bisogno continuo di quel "profondo liquido" per attingere energia
necessaria alla continuità dell 'equilibrio. Non che questo significhi
esasperarne la situazione, ma certamente ho la coscienza della necessità
di alimentare questo rapporto intimo con l'acqua profonda, che mi permette
di rapportarmi con serenità nella vita di superficie.
- Relitti profondi: fascino e mistero
II relitto, sviluppa, verso la mente de! subacqueo un'attrazione magnetica
verso la vita sommersa trasformata e ricca di mistero. È come tornare
bambini nel mondo della fantasia.
- Perché la presenza femminile è limitata nell 'immersione
tecnica?
Non sembra esserci differenza tra maschi e femmine nella ragione emozionale
del profondo. La differenza diventa evidente quando si inizia a discutere
di tecnologia, meccanica, manutenzione e fisica, che sia la differenza
tra i caratteri maschili e femminili?
Il
mare e l'immersione nel lavoropsicanalitico e i suoi simboli
di
Girolamo Lo Verso
(psicanalista Palermo)
" L'immersione subacquea è un tema molto discusso
in letteratura, mitologia, fisiologia, ma non in psicologia, dove si trovano
solo spunti simbolici e metaforici (il feto nella vita intrauterina, la
nave, il mare, l'immergersi nell'inconscio). Il "setting" è
una specie di barca antica (fenicia), solida, dove quello che conta è
chi sta al timone.
Nel lavoro clinico viene spesso fuori il "mare": i sogni di
turbamento hanno come contenuto i maremoti l'annegamento. Un paziente,
subacqueo professionista, racconta un sogno in cui si avvicina in barca
ad un'isola verde sul mare, forse Marettimo o Miroa o un'isola Greca:
lì si immerge, e in una parete di roccia trova una fessura nella
quale prende un ramo di corallo. L'interpretazione freudiana riporta ciò
al corpo della madre, alla curiosità infantile, al proibito, alla
nostalgia, alla colpa. Una lettura junghiana parlerebbe invece di esperienza
iniziatica. La gruppo analisi soggettuale non dimentica questo, ma, all'interno
di una epistemologia della complessità, pone anche attenzione alla
relazione in atto, alla ricerca di ciò che non è conosciuto,
al desiderio e alla paura della bellezza alla nascita del futuro, presente
in ogni incontro. Lo stesso paziente racconta poi un episodio della sua
vita: per il suo lavoro gli accadeva di immergersi lungo un'immensa parete
ad alta profondità in compagnia del grigio, del freddo e della
paura, e poi arrivato sul fondo, di accendere una lampada subacquea, ridando
ai colori la possibilità di esistere e di illuminare una parete
di corallo in piena fioritura. I simboli della luce, della bellezza, del
grigiore e del rosso, interessano molto gli psicoterapeuti. La luce umanizza
l'immensità della parete e
della profondità. Il corallo rosso, colore del sangue e della vita,
è usato da millenni per scacciare il demonio e il malocchio. Il
sangue è ciò che consente il corpo vivente, che è
il contrario del soma, del cadavere. Il corpo vivente nostro e dell'altro
è tale nell' autenticità della relazione, non nel l'intervento
manipolativo su di esso. Una psicoterapia ridotta a pura tecnica manipolati-va,
in cui l'altro viene oggettivato in un'illusione di controllo della sua
diversità, riporta noi a puro ruolo tecnico e i pazienti al soma
ed alla sua diversità ed incomprensibilità. Il linguaggio
spesso ci tradisce, ma è impossibile concepire la depressione al
di fuori dell'interezza dell'esser umano che la vive."
In fondo al mare riposa il cuore. C'è il desiderio di perdersi
nel blu dove sei solo e hai pochi riferimenti percettivi".
L'immersione
subacquea come strumento di formazionealla relazione sociale problematica
di
Gaetano Venza
(psicologo Palermo)
La formazione psicosociale degli individui nei contesti
lavorativi, cioè quell'insieme di interventi orientati a migliorare
la capacità delle persone di gestire il proprio ruolo, le proprie
relazioni interne o esterne all'organizzazione e di partecipare ai cambiamenti,
ha oggi la necessità che vengano costruiti dispositivi formativi
idonei ad aiutare gli individui a diventare sempre più consapevoli
della relatività (cioè della non 'naturalità' o ovvietà)
di quei processi storici e psicologico-sociali da loro vissuti nel corso
del loro sviluppo e che li hanno condotti a costruire la propria visione
delle cose, la propria autorappresentazione, la propria visione degli
altri e delle relazioni sociali. Questa necessità emerge dal fatto
che i processi di cambiamento recentemente verificatisi sia nelle organizzazioni
che nella nostra società, sempre più spesso richiedono agli
individui di gestire con efficienza situazioni socio-lavorative di convivenza
con soggetti portatori di esperienze di costruzione della propria identità
profondamente differenziate al punto tale da richiedere una vera e propria
competenza appresa alla relazione sociale problematica, che può
fondarsi solo su una autentica consapevolezza della propria non centralità
o 'superiorità' implicita rispetto a chi è per qualche motivo
diverso da noi.
L'immersione subacquea può, per contrasto e differenza, offrirsi
come esperienza idonea a permettere all'individuo di sviluppare, se guidato
dentro un idoneo percorso formativo,una riflessione capace di produrre
un aumento di consapevolezza addirittura sulla dimensione relativistica
(cioè non ovvia o 'naturalÈ) del livello corporeo nell'ambiente
aero-terrestre, e da qui muovere (sempre mediante i diversi passi previsti
dal progetto formativo) per metafore e trasformazioni successive verso
gli obiettivi finali del dispositivo formativo che riguardano la riflessione
sulla presunta naturalità della propria identità e la scoperta
del relativismo delle diverse possibili identità e culture.
La
dimensione extravisiva nell'immersione subacquea
di
Maria Luisa Gargiulo
(psicologa psicoterapeuta Roma)
Queste riflessioni sono un prodotto indiretto dei miei
studi delle tecniche di gestione dell'immersione che non si basano sulla
vista, in quanto ho studiato e lavorato nel settore della didattica della
subacquea con persone non vedenti. In occasione di questo lavoro, ho avuto
modo di approfondire quanti e quali aspetti non visivi vi siano anche
nelle immersioni del normale sommozzatore ed ho approfondito la fenomenologia
di questi aspetti percettivi extravisivi. Ritengo che la particolare condizione
di chi va sott'acqua lo porti ad accentuare le altre percezioni e che
questa condizione sia il motivo della particolare valenza psicologica
dell'immersione subacquea.
In psicologia della percezione si è giunti alla determinazione
di un principio noto come "dominanza visiva" che si può
descrivere in questo modo - Le afferenze sensoriali uditive, tattili,
cinestetiche, olfattive, termiche.propriocet-tive, termoigrometriche sono
in gran parte escluse dall'elaborazione cosciente dell'informazione tranne
quando ci si trova in situazioni di deprivazione sensoriale visiva forzata
o determinata da cause naturali. Nell'individuo normovedente circa l'80%
delle informazioni percettive che vengono elaborate sono derivanti dal
canale visivo. La modalità visiva ha un ruolo dominante e spesso
giunge ad assorbire l'attenzione distraendola da altri canali sensoriali.
Ciò ha un valore filogeneticamente adottivo, in quanto la vista
si è rivelata più efficace di altri sensi nel controllo
dell'ambiente e pertanto, essendo fondamentale per la sopravvivenza, è
divenuta quella predominante su tutte le altre.
Gli studi condotti in condizione di deprivazione sensoriale visiva hanno
però portato alcune importanti informazioni sulla percezione normale
in quanto hanno consentito di valutare quanto i vissuti extravisivi siano
quantitativamente e qualitativamente pregnanti, anche quando non sono
consapevolmente elaborati dalla persona (subcezione).
Gli studi sulla psicologia e sui vissuti delle immersioni, offrono numerosi
spunti di approfondimento in questo settore in quanto, pur essendo una
attività basata sul controllo e sulla conoscenza visiva, l'immersione
è una esperienza nella quale le afferenze extravisive sono molte
e molto forti anche se a volte queste non sono vissute consapevolmente.
Le percezioni extravisive concorrono a costituire gli aspetti "non
razionali" dell'esperienza e del suo vissuto.
La valenza introspettiva dell'esperienza subacquea, deriva dal fatto che
questa ultima è ricca di stimoli percettivi di tipo non visivo,
che pur non essendo riconosciuti immediatamente dal sommozzatore, incidono
profondamente su di lui, dandogli la possibilità di vivere in una
dimensione psicologica particolarmente adatta per l'attuarsi di alcuni
processi mentali. Questi sono facilitati perché la persona durante
le immersioni vive esperienze alcune delle quali sono la amplificazione
di qualcosa che si può trovare anche sulla, terra ma che nell'acqua
è più accentuato, altre invece sono possibili soltanto nella
dimensione subacquea:
- tridimensionalità dello spazio vissuto
- individuazione costante del confine fisico tra il corpo ed il suo esterno
- riscontro uditivo del ritmo respiratorio
- consapevolezza propriocettiva dei passaggi posturali
- consapevolezza propiocettiva della pressione differenziata e della resistenza
tra il corpo e il suo esterno a partire da un punto di riferimento
- azzeramento della necessità di combattere la gravità.
Come si può vedere, I sensi "distali", che cioè
servono a percepire elementi posti distanti da chi osserva, come l'udito
sono annullati oppure sono messi in condizione di non funzionare al massimo
delle loro potenzialità, nell'acqua I sensi "prossimalì",
che riguardano la conoscenza a contatto con la persona o che si trova
al suo interno (propriocezione) sono esaltati. Questa condizione percettiva
conduce ad una maggiore concentrazione sul mondo interno rispetto a quello
esterno.
Ritengo che la particolare condizione di chi va sott'acqua conduca il
sommozzatore ad accentuare alcune percezioni e che questa condizione sia
la causa della particolare valenza introspettiva dell'immersione subacquea.
1°
trimestre 2001
Editoriale Dr.
Alessandro Marroni
Una sosta di sicurezza a metà della risalita?
di Peter Bennett
Immersione dopo patologia da decompressione.
Joel Dovenbarger, DAN
Medical Services
Riscaldamento del pianeta e cibo
di mare. Dr. Edgar
Maeyens Jr.
Problemi psicologici ed immersione.
di Ernest
Campbell, M.D.
Editoriale
Cari Iscritti DAN Europe,
È sempre piacevole ricevere commenti positivi sul proprio operato,
ma lo è tanto di più se i commenti provengono da autorità internazionalmente
riconosciute. I primi risultati del progetto Safe Dive di DAN Europe,
così come i risultati preliminari dello studio sulla velocità di risalita
e la decompressione del DAN UWATEC Diving Safety Lab (Alert Diver III/2000),
sono, infatti, estremamente incoraggianti e ci hanno portato a pensare
di essere sulla strada giusta per contribuire significativamente alla
prevenzione degli incidenti da decompressione finora inspiegabili. La
lettera che segue, del Prof Peter Bennett, presidente del DAN America
e dell'International DAN, è un'ulteriore conferma di questa nostra speranza
ed uno stimolo a continuare nella ricerca. La Patologia da Decompressione
è una malattia generata dalle bolle, quindi lo studio dei meccanismi di
formazione delle bolle durante la decompressione e dei metodi per prevenirla
è una pietra miliare nella ricerca di una decompressione sicura. La PDD,
però, è anche una patologia che presenta anche molte alterazioni biologiche,
scatenate dall'insulto meccanico iniziale e la cui natura è ancora in
gran parte sconosciuta. Si pensa che queste dipendano, soprattutto, dalla
reazione stereotipata dell'organismo umano nei confronti di aggressioni
da corpi estranei, che includono l'attivazione di molte cellule del sangue,
come i globuli bianchi e le piastrine, l'attivazione e, frequentemente,
la lesione delle cellule endoteliali, che tappezza i capillari ed il rilascio
di sostanze biologicamente attive - frequentemente chiamate "mediatori
dell'infiammazione" - che, inizialmente, dovrebbero aggredire il corpo
estraneo, ma che, soprattutto nel caso delle bolle gassose, che non risentono
del loro attacco, finiscono per danneggiare gli stessi propri tessuti.
DAN Europe sta compiendo studi anche in questa direzione, indagando sul
ruolo e le reazioni delle cellule ematiche, di quelle endoteliali e dei
mediatori dell'infiammazione a fronte dello stress decompressivo, sia
normale sia estremo. Sarete regolarmente informati sui progressi di questo
complesso progetto di ricerca sulla sicurezza della decompressione, che
rappresenta una parte importantissima dell'attività del DAN UWATEC Diving
Safety Laboratory.
Acque chiare a tutti voi!
Prof. Alessandro Marroni,
MD Presidente, DAN Europe
Una
sosta di sicurezza a metà risalita?
di
Peter Bennett
Negli ultimi anni mi sono convinto che gli incidenti decompressivi dei
subacquei ricreativi non sono il risultato degli algoritmi di calcolo
della decompressione, ma sono dovuti ad una velocità di risalita eccessiva
I sintomi principali, in caso di brevi immersioni intorno ai 30 metri,
sono di tipo neurologico ed interessano tessuti rapidi e ben irrorati,
come il midollo spinale, che si satura di azoto in soli 12 minuti e mezzo.
Nella migliore delle ipotesi il midollo si desatura in altrettanto tempo,
ma sappiamo che il tempo di desaturazione è spesso più lungo. La velocità
di risalita di 18 metri / minuto è il risultato di una decisione arbitraria
della US Navy e non ha alcuna base nella cinetica dei gas. Oggi la maggioranza
dei subacquei rispetta una velocità di risalita di 10 metri / minuto,
con soste di sicurezza di 3-5 minuti a circa 5 metri. Quindi, risalendo
da 30 metri, il tempo di risalita risulta di 2,8 minuti più 3 minuti di
sosta di sicurezza, ovvero un totale di 5,8 minuti circa, nella maggioranza
dei casi. Fatta la sosta di sicurezza, i più considerano l'immersione
conclusa e risalgono rapidamente alla superficie. Ma sono proprio gli
ultimi 5 metri quelli in cui la crescita di eventuali bolle sarebbe maggiore!
Aggiungiamo, quindi, un altro minuto per raggiungere la superficie e stare
più sicuri; anche così il tempo totale di decompressione da 30 metri è
di 6,8 minuti, contro il tempo di 12,5 minuti della saturazione del midollo
spinale. Siamo in debito di ancora 6 minuti circa! Ma sappiamo anche che
la desaturazione è più lenta della saturazione, forse anche più del doppio
e, quindi, potremo essere in debito di 18 minuti o più. Precedentemente
avevo parlato di alcuni lavori scientifici che confermano la riduzione
della produzione di bolle con più lente velocità di risalita. Al congresso
della Società Europea di Medicina Subacquea ed Iperbarica, tenutosi a
Malta nel Settembre 2000, Il Professor Alessandro Marroni, Presidente
del DAN Europe ed il suo gruppo hanno portato ulteriori dati a supporto
dell'opinione che siano proprio la velocità di risalita ed i cosiddetti
tessuti rapidi i maggiori responsabili della malattia da decompressione.
Hanno raccolto molti dati durante lo svolgimento del progetto Safe Dive
e, su 1418 immersioni, hanno registrato le bolle gassose circolanti dopo
l'immersione, mediante un rilevatore doppler. Le conclusioni dello studio,
a conferma di quanto ho suggerito per anni, sono state che le bolle rilevate
sono direttamente correlate ad un eccesso di saturazione nei tessuti rapidi
e medi, come il sangue ed il midollo spinale e non a quelli più lenti.
Lo studio ha anche dimostrato che la maggior produzione di bolle viene
registrata quando la tensione di azoto calcolata nel sangue eccede 1.100
mbar (1 bar = 760 mmHg o circa 1 Atm) ed è superiore all'80% del massimo
valore ammesso nel tessuto pilota e che questo problema è particolarmente
evidente nel caso delle immersioni ripetitive. L'osservazione importante
è stata che l'introduzione di soste profonde (extra deep stops), con un
allungamento del tempo totale di risalita da 11,2 a 18,55 minuti, senza
variare la velocità di risalita, ha portato ad una riduzione delle bolle
rilevabili dal 30,5% a zero. Questo profilo di risalita consente anche
di mantenere i valori calcolati di pressione di azoto nel sangue intorno
ai 1.100 mbar ed i valori di sovrasaturazione del tessuto pilota al di
sotto dell'80% del massimo ammesso, per i tessuti medio-rapidi. Nei miei
precedenti editoriali ho detto che una velocità di risalita di 3 metri
/ minuto sembrava essere un metodo efficace di prevenzione la maggior
parte degli incidenti da decompressione fra i pescatori di perle che facevano
fino a 6 immersioni a 30 metri al giorno! Questo, però, è logisticamente
difficile da fare, di qui il concetto che potremmo provare con una sosta
più profonda, per esempio a 15 metri per 5 minuti circa, durante la risalita
da 30 metri o a metà della profondità dell'immersione. Questo dovrebbe
ridurre le tensioni di azoto nei tessuti rapidi e contribuire alla riduzione
degli incidenti da decompressione. Anche DAN America sta conducendo ricerche
sulla velocità di risalita ed il prossimo anno saranno disponibili più
dati, ma sempre più elementi puntano all'importanza dei tessuti rapidi,
non di quelli lenti, come i tessuti critici responsabili degli incidenti
decompressivi dell'immersione ricreativa, multilivello e ripetitiva. Resta
da determinare il metodo di gestire e controllare questa sovrasaturazione,
ma il risultato potrebbe essere una significativa riduzione delle patologie
decompressive ed un cambiamento radicale di come attualmente sviluppiamo
tabelle e computers da immersione.
Prof P.B. Bennett,
Presidente IDAN
D:
Immersione dopo patologia da decompressione
Joel
Dovenbarger, DAN Medical Services
Recente terapia per PDD dopo due giorni di immersioni. Due immersioni
l'ultimo giorno a 12-15 metri per non più di 35 minuti. Intervallo di
superficie 90 minuti fra le prime due immersioni e tre ore prima della
terza immersione alla profondità di 24 metri. Durante la risalita dall'ultima
immersione, perdita della zavorra e pallonata da 14 metri. Emersione alle
20: 45. Alle 10 del mattino dopo, dolore al braccio ed al gomito, con
intorpidimento e formicolii. Visita medica e trattamento iperbarico nel
pomeriggio con scomparsa dei sintomi. Quando si può ricominciare ad immergersi?
R: È stato giusto intervenire immediatamente. In certi casi il
ritardo di trattamento può compromettere il risultato finale. La ripresa
dell'immersione può dipendere dai sintomi iniziali e dalla loro durata.
Solo il 70% dei pazienti guariscono immediatamente e completamente, il
restante 30% continua ad accusare sintomi dopo il trattamento. La maggior
parte di questi sintomi, essenzialmente dovuti a fenomeni di infiammazione,
scompaiono in pochi giorni o qualche settimana dopo l'incidente. In alcuni
casi, un dolore persistente può indicare un infarto osseo e, se è interessata
un'articolazione, potrebbe essere sconsigliato di immergersi ancora. Riguardo
alle indicazioni per riprendere le immersioni, la US Navy adotta quelle
seguenti:
1) in caso di PDD dolorifica, con scomparsa dei sintomi entro 10 minuti
di respirazione di ossigeno iperbarico a 18 metri, l'immersione può essere
ripresa 48 ore dopo la scomparsa dei sintomi. (Nota: questo approccio
è forse un po' aggressivo nel caso di immersione ricreativa. In genere
viene raccomandato un intervallo minimo di 2-4 settimane dopo la totale
scomparsa dei sintomi)
2) in caso di PDD dolorifica non complicata, con esame neurologico normale
prima della ricompressione e con scomparsa dei sintomi oltre i 10 minuti
di respirazione di ossigeno iperbarico a 18 metri, l'immersione può essere
ripresa due settimane dopo la scomparsa dei sintomi . (Nota: questo approccio
è ancora troppo aggressivo nel caso di immersione ricreativa, che può
prevedere il ritorno a profili ripetitivi multipli. In genere viene raccomandato
un intervallo minimo di 4 settimane dopo la totale scomparsa dei sintomi)
3) in caso di sintomi neurologici lievi la US Navy raccomanda un intervallo
minimo di 4 settimane. (Nota: sarebbe meglio attendere almeno 6 settimane
nel caso dell'immersione ricreativa)
4) nei casi di PDD più complicati, nei quali i sintomi non rispondono
bene al trattamento o quando debbono essere usate tabelle prolungate come
le tabelle 4 o 7 US Navy, sono richiesti non meno di tre mesi prima di
riprendere le immersioni, che possono riprendere solo dopo un controllo
medico specialistico. (Nota: nel caso dell'immersione ricreativa, in simili
circostanze l'abbandono dell'immersione potrebbe essere la soluzione migliore,
ma dovrebbe essere rispettato un intervallo di almeno sei mesi, seguito
da un completo esame medico specialistico. In sintesi, per la ripresa
dell'immersione ricreativa dopo un episodio di PDD, ecco due semplici
regole: - attendere almeno 4 settimane dopo la totale e permanente scomparsa
dei sintomi - farsi visitare da un medico subacqueo specialista per determinare
eventuali fattori predisponenti alla PDD Ricordate sempre che immergersi
deve essere un divertimento: siate prudenti, prevenite gli incidenti e
continuate ad immergervi per molti molti anni!
Riscaldamento
del pianeta e cibo di mare
Dr.
Edgar Maeyens Jr.
Le biotossine delle sempre più frequenti esplosioni algali dannose possono
uccidere le forme di vita marina e provocare malattie nell'uomo. Queste
esplosioni algali sono l'effetto del riscaldamento del pianeta. Con la
migrazione dei questi fenomeni verso le regioni polari vedremo sempre
più spesso gli effetti di questo inquinamento termico anche nell'emisfero
nord ed osserveremo lo sviluppo di epidemie di intossicazioni alimentari
da cibo di mare fino ad allora normalmente non rischioso. La tossicità
deriva da tossine presenti nella catena alimentare marina. Le fonti primarie
di queste sostanze dannose sono i dinoflagellati tossigeni, alghe fotosintetizzanti
monocellulari. Le alghe sono la maggior fonte di cibo per i molluschi
filtranti. L'uomo può ammalarsi ingerendo significative quantità di questi
molluschi. Le esplosioni algali pericolose contengono sia dinoflagellati
che diatomee: entrambi sono plankton, ma differiscono per composizione
ed anatomia e sono responsabili di differenti tipi di intossicazione.
Le diverse intossicazioni da esplosioni algali pericolose sono le seguenti:
Intossicazione da molluschi amnesia, Intossicazione da molluschi diarroica,
Intossicazione da molluschi paralitica, Intossicazione da molluschi neurotossica,
Ciguatera. Come suggerito dai nomi, esistono alcuni sintomi specifici,
ma sono presenti anche molti sintomi comuni a tutte queste intossicazioni,
come nausea, vomito e diarrea entro un'ora dall'ingestione dei molluschi
contaminati.
Intossicazione da molluschi amnesica. Fonte: granchi e gamberi.
Prodotta dalle diatomee, plankton unicellulare con guscio esterno siliceo
ed organico, privo di flagello. Ritenuto un tempo innocuo, ma ora noto
come possibile vettore di malattia per l'uomo. La tossina è l'acido domoico.
I sintomi possono durare pochi giorni, ma anche essere permanenti, oltre
all'amnesia con perdita della memoria a breve termine, possono anche comportare
confusione mentale e coma nei casi più severi. Anche se non di frequente,
le alterazioni della memoria a breve termine possono durare alcuni mesi,
ma senza compromissione della facoltà cognitive. Sono stati riportati
alcuni casi mortali.
Intossicazione da molluschi diarroica. Fonte: mitili, vongole,
pettini. La tossina è l'acido okadico, prodotto dai dinoflagellati nelle
acque temperate e tropicali. I segni clinici sono nausea, vomito, crampi
addominali e diarrea, che può durare da alcune ore fino a diversi giorni.
Intossicazione da molluschi paralitica. Fonte: mitili, granchi,
vongole. L'agente tossico è la saxitossina, prodotta da almeno tre specie
di dinoflagellati di acque temperate e tropicali. I segni clinici sono
torpore del volto, delle labbra, della bocca e delle estremità. Nelle
intossicazioni gravi può manifestarsi debolezza muscolare e difficoltà
respiratorie e della deglutizione. La più grave complicazione, anche se
rara, è la paralisi dei muscoli respiratori, seguita da arresto respiratorio
e morte.
Intossicazione da molluschi neurotossica. Fonte: tutti i molluschi.
Prodotta da neurotossine dei dinoflagellati che provocano le note "maree
rosse". Quest'intossicazione non colpisce l'uomo frequentemente, ma, quando
accade, i sintomi sono molto variati, da manifestazioni respiratorie asmatiformi
fino a sintomi simili a quelli dell'intossicazione da molluschi paralitica,
ma senza giungere alla paralisi. La malattia dura da poche ore a pochi
giorni.
Ciguatera. Fonte: pesce di barriera. Insorge per ingestione di
pesce che ha ingerito dinoflagellati produttori di ciguatossina, una neurotossina
che aumenta la permeabilità al sodio delle membrane cellulari. Questo
fa cambiare il potenziale elettrico del tessuto nervoso, con il risultato
di molteplici e variegati sintomi neurologici. I segni tipici sono acuti
dolori agli arti e dolori ai denti con sensazione di "dente mobile". Le
intossicazioni più gravi possono provocare bradicardia, abbassamento della
pressione sanguigna, paralisi dei nervi facciali, inversione della sensazione
caldo-freddo, paralisi respiratoria, morte. La ciguatera deve sempre essere
considerata nella diagnosi differenziale delle patologie da decompressione.
La ciguatossina è più comunemente presente nei pesci di reef, soprattutto
quelli più grandi e vecchi, che occupano i livelli più alti della catena
alimentare, come i red snappers, gli amberjacks, le cernie, i pesci chirurgo
ed i barracuda. La cottura non altera la tossina, che non ha odore né
sapore o colore. In generale, e come precauzione generale, anche nei nostri
mari, è consigliabile evitare le interiora di qualunque pesce.
Trattamento. Non esistono terapie specifiche per queste intossicazioni.
I sintomi, generalmente, diminuiscono spontaneamente con il tempo e la
terapia è generalmente sintomatica. Sfortunatamente non esistono metodi
di indagine per evidenziare la presenza di queste tossine nel cibo di
mare. Se ci si trova in aree non familiari, specialmente se tropicali,
cercate di capire cosa mangiano e cosa evitano gli abitanti del luogo
e seguite i loro consigli.
Problemi
psicologici ed immersione
di
Ernest Campbell, M.D.
Si conosce poco delle relazioni fra condizioni mentali ed immersione.
Al di là dei motivi più ovvii per i quali l'immersione è controindicata,
infatti - assenza dalla realtà, grave depressione, situazioni paranoidi
con impulsi al suicidio, allucinazioni - molte persone convivono con le
ansie, le paure e le nevrosi di ogni giorno e si immergono in sicurezza.
In generale i sub esperti hanno profili psicologici positivamente correlati
con l'intelligenza e caratterizzati da un livello di nevrosi normale o
sotto la media. Riguardo ai rischi in immersione esistono solo pochi studi
che riguardano disordini psichici, principalmente a proposito di situazioni
depressive, di disturbi bipolari, di ansia, di fobie, panico, narcolessia
e schizofrenia. Oltre ai rischi specifici causati dalla situazione di
anomalia psichica, dobbiamo considerare anche i pericoli legati agli effetti
del trattamento farmacologico. Anche su questo argomento non esistono
studi specifici riguardo agli effetti sulla sicurezza dell'immersione.
In genere, però, il trattamento farmacologico riveste un'importanza di
secondo livello rispetto al motivo per cui viene assunto. Resta il fatto
che un farmaco che alteri significativamente lo stato psicologico dovrebbe
essere assunto con grande cautela da un sub. Come norma generica, se un
farmaco è considerato rischioso per la guida di veicoli dovrebbe essere
considerato tale anche per l'immersione. Un altro fattore non abbastanza
conosciuto è il possibile effetto additivo fra farmaco psicotropo e narcosi
da azoto. Le patologie da immersione, come la PDD, la narcosi da azoto,
l'ipercapnia, l'intossicazione da ossigeno, le sindromi nervose da alta
pressione ed il black-out in acque profonde possono provocare reazioni
simili a quelle di condizioni psiconeurotiche o date da alterazioni o
lesioni cerebrali. Prima di emettere un giudizio di idoneità all'immersione
per un sub che presenta possibili problemi psicologici, il medico dovrebbe
esaminare tutte le possibilità.
DEPRESSIONE Sintomi: tristezza continua e crisi di pianto, variazioni
dell'appetito e dei ritmi del sonno, irritabilità, collera, preoccupazione,
agitazione, ansietà, pessimismo, indifferenza, scarsa energia, sonnolenza
persistente, sensi di colpa, scarsa considerazione di sé, incapacità di
concentrazione, indecisione, incapacità di provare piacere per cose prima
interessanti, isolamento sociale, dolori inspiegabili, ricorrenti pensieri
di morte o suicidio.
FASE MANIACALE DELLA PSICOSI MANIACO DEPRESSIVA Sintomi: eccitazione,
ottimismo e sicurezza esagerati, diminuita necessità di sonno senza stanchezza,
deliri di grandezza, aumentato senso di importanza, irritabilità aggressività,
aumento dell'attività fisica e mentale, discorsi rapidi e convulsi, voli
di idee, impulsività, superficialità di giudizio, facile distraibilità,
comportamenti azzardati (spese eccessive, decisioni di lavoro non ponderate,
guida distratta, comportamenti sessuali indecorosi), allucinazioni nei
casi peggiori.
FARMACI Per la depressione o i disordini bipolari (nomi chimici)
Buprenorfina. Utilizzata per trattare la depressione che non risponde
al trattamento standard iniziale (Prozac, Zoloft) Possibili effetti collaterali
pericolosi per l'immersione: o Torpore e stanchezza. o Bassa pressione
del sangue: evitare di alzarsi in piedi all'improvviso quando si assume
questo farmaco. o Cefalea.
Buproprion. Utilizzato per trattare la depressione, I deficit di
attenzione, le sindromi maniaco-depressive e per smettere di fumare. Possibili
effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Aumentata incidenza
di episodi convulsive, proporzionalmente alla dose.
Buspirone. Utilizzato per trattare l'ansia o la depressione, l'aggressività,
l'irritabilità o l'agitazione. Può aumentare gli effetti di altri antidepressivi,
riducendo il livello di ansia, aggressività e comportamenti ossessivo-compulsivi.
Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore:
assicurarsi di conoscere le proprie reazioni al farmaco prima di immergersi
o guidare veicoli. o Vertigini: può aver luogo 30-60 minuti dopo l'assunzione,
specie se camminando o stando in piedi.
Carbamazepina. Questo farmaco previene o riduce la severità degli
sbalzi d'umore ed è utile nella prevenzione delle ricadute depressive.
Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore:
è un problema delle prime settimane di cura, se persiste occorre attenzione
durante il lavoro e la guida. o Vertigini: generalmente temporanee. Evitare
di alzarsi in piedi bruscamente.
Lamotrigina. Appartiene al gruppo dei farmaci anticonvulsive, usati
per controllare I disordini epilettiformi. In psichiatria la lamotrigina
viene utilizzata per stabilizzare l'umore, specie nei casi maniaco-depressivi.
Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o vertigini
o torpore: è bene conoscere le proprie reazioni al farmaco prima di guidare
o usare macchine. o Problemi di equilibrio, testa leggera, cefalea, disturbi
visivi, tremori, nausea.
Litio. Questa sostanza ha diversi usi. Assunto regolarmente il
litio previene o riduce la severità degli sbalzi di umore; agisce sinergicamente
con gli antidepressivi, aumentandone l'efficacia. Possibili effetti collaterali
pericolosi per l'immersione: o Debolezza muscolare: generalmente diminuisce
e scompare con l'uso continuato del farmaco. oTorpore: anche questo scompare
col tempo. Se presente, esercitare cautela nella guida o usando macchine
NOTA: dosi eccessive sono tossiche e possono provocare nausea, vomito,
diarrea, tremori, vertigine, sonnolenza, confusione nel parlare e problemi
di equilibrio.
Inibitori delle Monoamino-Ossidasi (IMAO): Fenelzina e Tranilcipromina.
Gli IMAO sono usati per trattare la depressione e l'ansietà. Sono generalmente
ben tollerati. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
o Vertigine, spesso dovuta a bassa pressione sanguigna. Evitare di alzarsi
in piedi bruscamente. Questo problema dura in genere per i primi mesi
di trattamento, o quando vengono aumentate le dosi. Può essere utile assumere
il farmaco prima di coricarsi o di dividere la dose in più somministrazioni
durante il giorno, con il consiglio del medico curante. Possibili effetti
collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: generalmente limitato
ai primi mesi di terapia. o Tremore: effetto poco comune, generalmente
migliora con il proseguire delle terapia.
Metilfenidato. Usato per il trattamento dei deficit di attenzione
e per aumentare l'efficacia degli antidepressivi. Possibili effetti collaterali
pericolosi per l'immersione: o ipereccitazione: diminuire la dose. o Nervosismo:
frequente all'inizio della cura o quando si aumenta la dose. o Aumento
della pressione sanguigna: controlli settimanali.. o Aumento delle frequenza
cardiaca: generalmente si normalizza dopo un paio di mesi. . o Altri effetti
meno frequenti: cefalea, dolori addominali, stanchezza.
Mirtazapina. Usato per trattare depressione ed ansia. Possibili
effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: assumere la
mirtazepina un'ora prima di coricarsi. Assicurarsi di conoscere le proprie
reazioni al farmaco prima di porsi alla guida o di usare macchine. Spesso
scompare aumentando la dose o Vertigine: cautela nell'alzarsi in piedi
di scatto. o Bocca secca: bere molto, masticare gomma per aiutare la produzione
di saliva
Venlafaxina. Usata per trattare I sintomi depressivi e le sindromi
di iperattività con deficit di attenzione. Possibili effetti collaterali
pericolosi per l'immersione: o Ansietà e irrequietezza: può scomparire
con l'uso. o Torpore: assicurarsi di conoscere le proprie reazioni al
farmaco prima di porsi alla guida o di usare macchine o Bocca secca: migliora
con l'uso continuato. Masticare gomma per aiutare la produzione di saliva.
o Effetti collaterali più rari: convulsioni, svenimenti, tensione muscolare,
alterazioni mestruali, eccitabilità, disturbi respiratori, gambe e piedi
gonfi.
S-Adenosil-L-Metionina (SAMe) . Usata per alleviare la depressione,
ridurre i sintomi di fibromialgia, rallentare il progresso dell'osteoatrosi,
migliorare la memoria, ridurre I danni epatici da alcol, migliorare le
sindromi di iperattività con deficit di Possibili effetti collaterali
pericolosi per l'immersione: o Bocca secca o Visione confusa : accade
di rado o Irrequietezza, ansietà, eccitazione. o Pazienti maniaco-depressivi
possono virare alla fase maniacale.
Sertralina. Usata per trattare la depressione, l'ansietà ed i sintomi
ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
o Ansietà, irrequietezza, generalmente diminuiscono con l'uso continuato.
o Torpore: assumere il farmaco un'ora prima di coricarsi. o Bocca secca
o Tremore: tende a diminuire con l'uso. o Lividi e sanguinamento: può
accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori
non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac,
sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina,
etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni
paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
St. John's Wort ( Erba di S.Giovanni ). Quest'erba è usata per
trattare lievi stati di ansietà o depressione, ma non è raccomandata per
i casi più gravi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
o Ansietà e irrequietezza. o Stanchezza. o Vertigine
Antidepressivi Tricilici. Usati per trattare la depressione, l'ansietà
ed i dolori cronici. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
o Torpore: in genere solo nelle prime fasi del trattamento. Attenzione
nella guida. Se presente, assumere il farmaco prima di coricarsi. o Vertigine:
può aversi quando ci si alza in piedi bruscamente. o Bocca secca. o Vista
confusa: generalmente scompare con l'uso continuato.
Topiramato. Appartiene al gruppo degli anticonvulsivanti, utilizzati
per la terapia delle situazioni epilettiformi. In psichiatria viene usato
come stabilizzatore dell'umore, specie nelle sindromi maniaco-depressive.
Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore e
vertigini: generalmente temporanei. o Difficoltà di concentrazione: può
non apparire fino a dopo un mese dall'inizio del trattamento. o Formicolii
delle estremità: generalmente temporanei. o Visione sdoppiate: generalmente
temporanea.
Trazodone. Usato per trattare la depressione, alcuni problemi del
sonno e l'agitazione. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
o Torpore: attenzione nella guida o nell'uso di macchine. Assumere la
dose 10 ore prima del risveglio mattutino aiuta a rendere questa complicazione
più tollerabile. o Bocca secca. oVertigine: specialmente quando ci si
alza in piedi bruscamente.
AcidoValproico. Appartiene al gruppo degli anticonvulsivanti, utilizzati
per la terapia delle situazioni epilettiformi. In psichiatria viene usato
come stabilizzatore dell'umore, specie nelle sindromi maniaco-depressive.
Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore:
cautela nella guida o nell'uso di macchine.
Nefazodone. Usato per trattare la depressione e l'ansia. Possibili
effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: cautela nella
guida o nell'uso di macchine. o Bocca secca. o Vertigine: specie quando
ci si alza in piedi bruscamente. o Bassa pressione sanguigna: non comune,
in genere temporanea.. o Visione confusa: non comune, in genere temporanea.
Paroxetina. Usata per trattare la depressione, l'ansia ed i disordini
ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
o Ansietà, irrequietezza: generalmente scompaiono con l'uso. o Torpore:
se osservato, assumere il farmaco prima di coricarsi. In genere recede
con l'uso. o Bocca secca. o Visione confusa: generalmente recede con l'uso
o Tremore: generalmente recede con l'uso o Lividi e sanguinamento: può
accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori
non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac,
sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina,
etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni
paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
ANSIETA', FOBIE ED ATTACCHI DI PANICO.
L'ansia è una normale emozione, che si ha quando si affrontano
situazioni minacciose o difficili. È associata alla secrezione
di catecolamine ( adrenalina) ed, insieme al senso di paura, aiuta a superare
le situazioni di pericolo. Ci allerta e ci può stimolare a gestire una
situazione di pericolo affrontandolo e non semplicemente evitandolo. Però,
se questa emozione diviene troppo forte o dura troppo a lungo, l'ansia
può diventare un impedimento per la normale attività. In situazioni anormali,
l'ansia si manifesta come apprensività e paura, anche se non è possibile
correlare questi sentimento con qualche stimolo identificabile. Può essere
accompagnata da preoccupazione indefinita, stanchezza, tensione ed irrequietezza,
perdita di concentrazione, irritabilità ed insonnia. Gli effetti fisici
dell'ansia possono includere irregolarità del battito cardiaco, sudorazione,
tensione e dolore muscolare, respiro rapido e pesante, svenimenti, vertigine,
disturbi digestivi e diarrea, tutti effetti prodotti dalla secrezione
di adrenalina. Gli individui ansiosi spesso scambiano questi effetti per
sintomi di gravi malattie, se ne preoccupano e questo non fa che aumentare
l'ansia. Una forma di ansia più intensa è il panico, un improvviso ed
inaspettato attacco di paura. Il panico può provocare un totale ed immediato
distacco dalla realtà, situazione particolarmente pericolosa in immersione,
per l'aumentato rischio di annegamento, sovradistensione polmonare e morte.
Negli individui suscettibile, un'elevata consapevolezza di un pericolo
potenziale, ma ben definito, complicata da una situazione di normale ansietà
per il fatto stesso di trovarsi sott'acqua, può causare uno stato di ansia
fobico. Il sub può quindi sviluppare una situazione di paura di scendere
in acqua. Alcuni subacquei avvertono questi disturbi durante i corsi di
immersione, ma la presenza di altri e forti fattori motivanti - completare
l'esercizio, la presenza del partner, l'approvazione dei genitori o dei
compagni, il desiderio di non apparire paurosi - possono temporaneamente
far superare la paura. Uno stato di ansietà iper-reattiva in genere accade
come risposta ad un problema o ad un piccolo incidente, come per esempio
l'allagamento della maschera. Questo può provocare panico e stimolare
un comportamento irrazionale. Spesso la situazione si conclude con risalite
di emergenza, comportamenti inconsulti e totale disattenzione per la sicurezza
propria ed altrui. Simili reazioni sono osservabili più spesso in individui
che hanno una tendenza all'ansia superiore al normale.
Le fobie sono paure infondate, con ansia rivolta a situazioni o
cose particolari, che non sono pericolose e che la maggioranza degli individui
non trova problematiche o temibili. Gli individui fobici manifestano tutti
i segni più intensi dell'ansia - battito cardiaco irregolare, sudorazione,
vertigine, ecc. - come detto prima. Le fobie insorgono solo saltuariamente,
in occasione di situazioni particolarmente terrorizzanti. In altre situazioni,
le persone che soffrono di fobie non sono ansiose. Per esempio se un individuo
ha una fobia per i cani, starà benissimo se non ci sono cani, e via dicendo.
Una fobia porterà chi ne soffre ad evitare le situazioni che possono provocare
ansia, ma questo comportamento non fa che rinforzare la fobia, con l'andare
del tempo. Infatti la vita della persona fobica diventa sempre più dominata
dalle precauzioni che la persona prende per evitare le situazioni temute.
Il fobico sa, generalmente, che non c'è alcun reale pericolo; spesso si
sente stupido per le sue paure, ma, nonostante ciò, non riesce a controllarle.
Una fobia può gradualmente risolversi con maggiore facilità se è iniziata
dopo un evento traumatico. Circa il 10 per cento delle persone hanno una
qualche manifestazione di ansia o qualche fobia durante la loro vita,
ma la maggioranza non ha bisogno di assistenza o trattamento psichiatrico.
Alcuni sub soffrono di reale claustrofobia e questo gli impedisce la maggioranza
delle immersioni o l'entrata in una camera iperbarica. Il problema può
venire alla luce solo in certe circostanze di particolare stress, ridotta
visibilità, immersione notturna o particolarmente prolungata. Non esiste
una cura ben definita, salvo trattamenti come l'esposizione controllata
alla situazione che scatena la fobia. Le due più comuni modalità di esposizione
controllata sono la "desensibilizzazione lenta" ed il cosiddetto "flooding",
letteralmente "inondazione". Il flooding è una forma di desensibilizzazione
rapida ed intensa, senza l'uso delle tecniche di rilassamento utilizzate
nella desensibilizzazione lenta. Con queste tecniche gli individui fobici
subiscono un'esposizione diretta alla paura, fino a che l'ansia non scompare.
La paura può essere immaginata oppure affrontata in presenza dello stimolo
reale, quest'ultimo metodo è, però, un modo relativamente pericoloso in
ambiente subacqueo. Un sub fobico, per esempio, potrebbe avere una reazione
di agorafobia in immersione se perdesse contatto visivo sia con il fondo
che con la superficie e si trovasse disorientato nello spazio. La privazione
sensoriale - scarsa visibilità, perdita di orientamento spaziale - potrebbe
anche provocare false visioni e l'ansia associata a queste situazioni
può aumentare la suggestionabilità e far scambiare pesci, subacquei od
altre cose per squali o altre entità minacciose.
Panico. Studi recenti suggeriscono che episodi di panico sono alla
base di molti incidenti subacquei, anche mortali. È provato che
individui che hanno un elevato livello di ansia reagiscono peggio se esposti
a stress e, di conseguenza, sono un gruppo esposto ad un rischio potenzialmente
maggiore. Gli attacchi di panico sono spesso stimolati da cose che un
non-sub considererebbe pericolose, come un impigliamento, un difettoso
funzionamento dell'attrezzatura, una strana creatura marina. Questi attacchi
possono scatenare comportamenti irrazionali. Se subacquei ed istruttori
conoscessero meglio questi fenomeni, probabilmente sarebbe più facile
selezionare quei subacquei che sono più suscettibile ad attacchi di panico
potenzialmente pericolosi per la vita stessa. Gli attacchi di panico non
colpiscono solo i principianti; sub esperti, con centinaia di immersioni,
ne sono, a volte, colpiti senza un'apparente ragione. Fra gli inesperti,
il panico è, di solito, risultato di motivi specifici, come la fine dell'aria
o l'incontro con uno squalo. Può anche scatenarsi quando un subacqueo
reagisce ad uno stimolo esterno rapidamente ma irrazionalmente: l'attenzione
si restringe, l'abilità di considerare soluzioni alternative si riduce.
Se, per esempio, si ha un problema con l'erogatore, la diminuzione del
flusso d'aria potrebbe portare il sub in panico a risalire rapidamente
con il rischio di embolia gassosa arteriosa. Questa potrebbe essere considerata
una risposta di panico, in presenza altre valide alternative, come la
disponibilità di una fonte d'aria alternativa, che permetta una risalita
graduale. Alcune attività subacquee comportano un inevitabile livello
di ansia: lo stress di un malfunzionamento dell'attrezzatura, forme di
vita marina pericolosa ( in genere squali), perdita di orientamento durante
immersioni in grotta, sotto il ghiaccio o in relitti, o altre situazioni
particolarmente stressanti. Immergersi con equipaggiamento difettoso o
inadeguato e fare immersioni ad alto rischio espone ad un elevato potenziale
di reazioni di panico; l'addestramento e le misure di prevenzione rappresentano
la chiave per evitare questo problema.
Tratto Ansioso e Stato Ansioso. La "Trait anxiety" o tratto ansioso
è un fenomeno psicologico considerato come un tratto stabile e permanente
della personalità di un individuo; è un fenomeno situazionale, o transitorio.
Gli individui con alti punteggi nelle scale della "Trait anxiety" sono
a maggior rischio di sviluppare elevati stati d'ansia e panico durante
l'immersione. Generalmente si pensa che questi individui non dovrebbero
immergersi, ma interventi come il biofeedback, l'ipnosi, l'immaginazione
guidata ed il rilassamento possono essere utile a ridurre le risposte
ansiose associate ad attacchi di panico. In particolare è stato dimostrato
che l'ipnosi è un'efficace metodo di rilassamento per i subacquei, anche
se può avere l'effetto indesiderato di aumentare la dispersione termica
in immersione. D'altra parte il rilassamento può portare ad un aumento
dell'ansia e ad attacchi di panico in alcuni individui particolarmente
ansiosi ( il fenomeno è conosciuto come ansia indotta dal rilassamento)
Consigli particolari per l'immersione. Nel determinare l'idoneità
all'immersione di individui ansiosi, fobici o suscettibili ad attacchi
di panico, ciascun caso dovrebbe essere considerato singolarmente, includendo
nella valutazione il tipo di farmaci eventualmente usati, la risposta
alla terapia e la quantità di periodi liberi da episodi patologici. Gli
individui che hanno punteggi elevati nelle scale di misurazione dell'ansia
non dovrebbero probabilmente immergersi, ma, se decidono di farlo, dovrebbero
essere correttamente e completamente informati dei rischi, con speciale
attenzione nel descrivere i possibili problemi nel saper prendere decisioni
rapide e razionali e relativi alla responsabilità nei confronti dei compagni
di immersione. In tutti i casi, i subacquei dovrebbero sinceramente e
completamente rivelare eventuali loro problemi di ansia, fobie o panico
ai loro istruttori, guide sub o compagni di immersione ed agli individui
che potrebbero essere coinvolti in un incidente subacqueo.
FARMACI per Ansia, Fobie ed Attacchi di Panico. (Nota: molti dei
farmaci già citati per la depressione sono utilizzati per l'ansia).
Benzodiazepine. ( Alprazolam, Clordiazepossido, Clonazepam, Clorazepato,
Diazepam, Halazepam, Lorazepam, Oxazepam, Prazepam ). Possibili effetti
collaterali pericolosi per l'immersione: - Torpore: molto comune. Cautela
nella guida e nell'uso di macchine - Vertigine: attenzione nell'alzarsi
di scatto, nello scendere e salire le scale e nella guida. - Difficoltà
di apprendimento: in genere scompare con l'uso.
Beta Bloccanti. (Propanololo, Pindololo, Atenololo, Acebutololo,
Betazololo, Bisoprololo, Carteololo, Carvedilolo, Labetalolo, Metoprololo,
Nadololo, Penbutololo, Timololo) Possibili effetti collaterali pericolosi
per l'immersione: - Torpore: molto comune. Cautela nella guida e nell'uso
di macchine - Vertigine: attenzione nell'alzarsi di scatto, nello scendere
e salire le scale e nella guida. - Bassa pressione sanguigna. - Bradicardia:
particolarmente importante per i subacquei, perché può limitare la risposta
allo sforzo ed allo stress. - Difficoltà respiratorie, asma, tosse. -
Bocca secca. Pazienti asmatici o diabetici possono sviluppare particolari
effetti collaterali con l'assunzione di questi farmaci. I betabloccanti
possono limitare grandemente la tolleranza allo sforzo ed all'esercizio
fisico. Possono anche aversi reazioni di broncospasmo. In caso di contemporanea
assunzione di farmaci calcio-bloccanti, di ridotto metabolismo o di disfunzione
epatica o renale, le dosi di questi farmaci dovrebbero essere opportunamente
corrette
Citalopram. Usato per trattare la depressione, l'ansia ed I disordini
ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
- Ansietà ed irrequietezza: generalmente transitorie. - Torpore e vertigini:
cautela nella guida e nell'uso delle macchine. - Lividi e sanguinamento:
può accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori
non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac,
sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina,
etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni
paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
Fluoxetina. Usata per trattare la depressione, l'ansia ed i disordini
ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione:
- Ansietà ed irrequietezza: generalmente transitorie. - Tremore: generalmente
transitorio. - Lividi e sanguinamento: può accadere, specie se in combinazione
con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (naproxen,
ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac, sulfasalazina, sulindac,
oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina, etodolac). Può esserci
pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni paranasali, dei polmoni
e di ogni altra cavità aerea.
Fluvoxamina. Usata per trattare la depressione, l'ansia ed i disordini
ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione
- Ansietà ed irrequietezza: generalmente transitorie. -Torpore: se osservato,
assumere il farmaco prima di coricarsi. Cautela nella guida e nell'uso
di macchine. - Tremore: generalmente transitorio. - Lividi e sanguinamento:
può accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori
non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac,
sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina,
etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni
paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
Narcolessia. Malattia cronica che interessa la parte del cervello
dove avviene la regolazione fra il sonno e la veglia, comporta un'intrusione
del sonno con sogni ( fase REM del sonno) nello stato di veglia. Non esistono
studi riguardo alla possibilità che pazienti narcolettici possano essere
idonei all'immersione. Un narcolettico può cadere addormentato sul lavoro,
mentre parla o mentre guida. Gli attacchi di sonno possono durare pochi
secondi, ma anche 30 minuti; si possono avere momenti di catalessi - perdita
del tono muscolare - di vario livello, fino a quello della "bambola di
pezza". La narcolessia ha un'incidenza di un caso ogni 2000 persone circa,
può iniziare in ogni momento della vita, ma inizia quasi sempre durante
gli anni dell'adolescenza. Anche se è una malattia ereditaria, alcuni
fattori ambientali possono contribuire. Si tratta di una malattia inabilitante
e spesso non diagnosticata, devastante per chi ne soffre. I pazienti narcolettici
soffrono spesso di gravi problemi psicologici, specie sul lavoro e nell'ambito
delle attività ricreative e delle relazioni interpersonali e sono, generalmente,
più soggetti ad incidenti. Questi effetti sono anche peggiori di quelli
ben noti dell'epilessia. I sintomi includono eccessiva sonnolenza, calo
temporaneo del controllo muscolare ( a volte associato ad ipereccitazione),
vivide visioni di sogno mentre si cade addormentati ed inabilità di muoversi
o parlare per periodi variabili dopo il risveglio. Diversi stati impongono
restrizioni alla guida per i pazienti narcolettici. Tali restrizioni,
generalmente, impongono un periodo di almeno un anno libero da attacchi,
dopo l'inizio del trattamento ed in assenza di effetti collaterali della
terapia. Queste restrizioni non sono state formulate per l'immersione,
ma si possono ritenere valide anche per questo caso. Gli effetti collaterali
dei farmaci utilizzati per combattere la narcolessia rappresentano un'altra
fonte di preoccupazione. Si tratta di farmaci stimolanti, anticatalettici
ed ipnotici, alcuni dei quali hanno effetti collaterali decisamente pericolosi
per un subacqueo. Stimolanti che aumentino il metabolismo possono aumentare
il rischio di tossicità da ossigeno nel caso si utilizzino miscele arricchite.
Qualsiasi farmaco che alteri la percezione, altera anche la capacità di
giudizio e decisione ed è pericoloso in caso di immersione. Le particolarità
di ogni singolo caso, i farmaci utilizzati, la risposta alla terapia ed
il periodo libero da attacchi narcolettici sono gli elementi da valutare
nel decidere sull'idoneità all'immersione. Un paziente di narcolessia
che desideri immergersi dovrebbe sinceramente e apertamente parlare del
suo problema con l'istruttore o la guida sub. Inoltre dovrebbe essere
consapevole dei possibili risvolti negativi sulla sicurezza dei suoi compagni
di immersione. Un paziente narcolettico che desiderasse immergersi potrebbe
considerare l'opportunità di utilizzare una maschera gran-facciale, che
ridurrebbe il rischio di annegamento in caso di perdita di coscienza in
immersione.
4°
trimestre 2000
Editoriale
Dr.
Alessandro Marroni
Il
DAN Uwatec Diving Safety Laboratory
Chirurgia
oculare per subacquei.
di Joel Dovenbarger
Il
"Dito da Foca", una rara infezione.
Respirazione
e sicurezza.del
Dr. Richard Vann
Polmone
ed immersione. del
Dr. Richard Moon
DAN
Europe research reports
Alcuni
altri programmi di ricerca DAN Europe in corso
Editoriale
Cari Iscritti DAN Europe,
nell'ultimo numero di Alert Diver avete potuto leggere i dettagli del
nuovo programma di ricerca chiamato "DAN UWATEC Diving Safety Laboratory".
Si tratta di un progetto ambizioso, ma realizzabile, che DAN Europe ha
perseguito negli ultimi anni e che UWATEC ha capito, nei suoi veri significati,
accettando di esserne lo Sponsor. Il DSL rappresenta qualcosa di realmente
nuovo per l'immersione sportiva: per la prima volta i subacquei, con le
loro libere immersioni, saranno i protagonisti di un programma permanente
di ricerca, mirato alla loro stessa sicurezza, i cui risultati saranno
valutati da scienziati e ricercatori appartenenti ad un'organizzazione
neutrale, con un solido background medico e scientifico, come DAN Europe,
mentre UWATEC, che ha generosamente contribuito al progetto, non imporrà
alcun vincolo di riservatezza alla libera circolazione dei dati acquisiti
e dei risultati della ricerca Questo è un chiaro esempio di una collaborazione
ottimale fra ricerca ed industria, per il bene commune della comunità
subacqua sportive. In questo numero della rivista, oltre alla solita messe
di utili informazioni, troverete anche un dettagliato rapporto sui primi
risultati del Progetto Safe Dive e sulle loro prime ed immediate conseguenze,
che, anche se ancora in fase preliminare, si annunciano come estremamente
interessanti. Il Progetto Safe Dive, infatti, ha contribuito a chiarire
alcuni aspetti della moderna immersione sportiva, particolarmente riguardo
al tempo ed al profilo di risalita ed al ruolo dei tessuti veloci nella
genesi della Patologia Da Decompressione. Questi risultati stanno generando
una revisione degli algoritmi per il calcolo di una più sicura decompressione,
che mirano a rendere ogni risalita sempre più "bubble safe", ovvero "libera
da bolle". Dati scientifici solidi, che provano che il nostro consiglio
di risalire sempre lentamente era ed è corretto, stanno finalmente emergendo,
a conforto della sensazione "clinica" di molti specialisti, fra cui mi
annovero. Sono anche lieto di ospitare l'editoriale di Chris Young, DAN
Europe UK Office Manager e Chairman of the DAN Europe Training Committee,
sul Diving Safety Laboratory.
Acque Chiare a tutti voi!
Alessandro Marroni
Il
DAN Uwatec diving safety laboratory
Di Christopher
Young, DAN Europe UK Office Manager, Chairman del DAN Europe Training
Committee
L'immersione sportiva non è solo molto divertente, è anche
molto sicura. Secondo i dati dello U.S. National Safety Council immergersi
è più sicuro che giocare a tennis (0,04% contro 0,12% di frequenza di
incidenti). Purtroppo, però, l'immersione viene ancora percepita, da molti,
come un pericoloso sport estremo. L'industria subacquea lo sa bene e,
lentamente, stiamo tutti sforzandoci di educare il "mondo non sub", ma
questo richiede tempo. Uno degli strumenti per fare questo è rappresentato
dai dati reali provenienti da programmi di ricerca subacquea. Come è accaduto
per la vita di tutti i giorni, negli ultimi anni anche l'attività subacquea
è cambiata radicalmente. Basti pensare alle attrezzature, alle modalità
didattiche ed, anche, ai gas respirati. Per esempio, il Nitrox è, oggi,
una cosa normale, ma non era visto in questo modo solo 5 anni fa. Pertanto
è naturale che, con il cambiamento dell'attività, anche i confini della
ricerca si allarghino. Nel 1993 DAN Europe iniziò uno studio allargato,
chiamato Progetto Safe Dive. Questo programma di ricerca ha avuto successo
ed ha generato dati incredibilmente utili per la sicurezza dell'immersione,
e rappresenta la piattaforma su cui si sviluppa la nuova ricerca, che
utilizza tutti i mezzi moderni a disposizione, come i computers di immersione.
Questi sono strumenti potenti ed ideali per questo tipo di lavoro, ed
è stato un passo logico per DAN Europe di "fare squadra" con uno dei leader
mondiali nella produzione di questi strumenti - Uwatec - per avviare un
programma d' equipe che ha portato ad un laboratorio permanente di ricerca,
il DAN Uwatec Diving Safety Laboratori (DSL). Lo scopo primario del DSL
è di prendere in esame tutti i fattori che possono influenzare la sicurezza
dell'immersione, ma si raccoglieranno anche tutte le informazioni disponibile
sugli incidenti, con un interesse particolare per le Patologie Decompressive.
Il programma, tuttavia, non può giungere a nessun risultato senza dati
reali ed accurati e qui è dove il ruolo dei subacquei, degli istruttori,
delle scuole e dei centri d'immersione diventa importante. Non importa
quale sia l'età del sub, quante immersioni faccia e dove, quale sia il
livello di esperienza; quello che conta è partecipare a questo programma
di ricerca. Che cosa chiede DAN Europe? Al giorno d'oggi gli aerei portano
le scatole nere, per permettere ai ricercatori ed ai tecnici di disporre
di informazioni reali ed accurate. Questo è il principio su cui si fonda
il programma DSL, durante il quale i subacquei si immergeranno portando
le Scatole Nere preparate da Uwatec. Dopo l'immersione i sub dovranno
solo riempire un semplice questionario, disponibile, come le Scatole Nere,
presso le Basi DSL, che saranno costituite presso le Scuole ed i Centri
di Immersione, cui DAN Europe chiede di promuovere e diffondere il progetto,
agendo come punti di contatto con i subacquei e come "punti di ricerca"
dove siano disponibili i "DSL Research Kits". Istruttori e Guide Sub non
saranno meno essenziali ed avranno il ruolo chiave di Research Operators,
per cui potranno ricevere, senza alcun costo, l'addestramento necessario.
Il loro compito, come Research Operators, sarà quello di assistere i Research
Divers, come supervisori dell'uso delle Scatole Nere, nello scarico dei
dati da queste raccolti e nella loro trasmissione a DAN Europe. Un certo
numero di immersioni sarà anche monitorata con la tecnica Doppler, per
indagare sulla produzione di bolle gassose dopo l'immersione. Il monitoraggio
sarà effettuato da Research Operators cui verrà insegnata la tecnica di
rilievo dei segnali Doppler, già usata da anni e con successo per indagare
sulla formazione e sugli effetti delle cosiddette "bolle silenti". DAN
Europe vuole anche rivolgersi a quei sub che hanno bisogno di particolari
attenzioni e precauzione, come I diabetici o i disabili, che rappresentano
una parte del panorama subacqueo odierno. C'è, nel programma DSL, un ruolo
per chiunque si immerga e che voglia partecipare, con piccolo o grande
impegno. Il successo del programma dipende dai subacquei ed alla loro
partecipazione. Il nostro scopo è di creare un programma di ricerca che
produca dati utili per tutti i sub e per la loro sicurezza, per mostrare
al mondo "non sub" quanto il nostro sport sia bello e sicuro! Per saperne
di più, mandateci un'email all'indirizzo dsldcc@daneurope.org
o scriveteci alla DAN Europe Research Division, CP DAN, 64026 Roseto,
oppure mandateci un Fax allo 085 893 0050.
Chirurgia
oculare per subacquei. Correzione del distacco di retina con Lasik
di
Joel Dovenbarger
D. Quanto si deve attendere prima di riprendere l'attività dopo un intervento
per distacco di retina? R. Il rischio di distacco di retina aumenta con
l'età. La parte interna dell'occhio è piena di un liquido denso, chiamato
umore vitreo, che mantiene la retina in posizione. Invecchiando l'umore
vitreo può perdere in consistenza e parti della retina si possono distaccare
dal fondo oculare. Questo può comportare disturbi della vista, con visione
ondulata od offuscata ed anche la cecità. Nonostante esistano altri meccanismi
di distacco di retina, legati alla miopia estrema o a traumi, l'età è
il fattore favorente più frequente. Dopo la chirurgia riparativa, non
è infrequente vedere alcune macchie nere nel campo visivo - piccoli frammenti
di retina che restano sospesi nell'umore vitreo. Queste possono essere
fastidiosi, ma generalmente si risolvono col tempo. L'immersione non causa
né contribuisce al distacco retinico nell'occhio normale. In assenza di
complicazioni, l'attività può essere ripresa dopo due mesi dall'intervento
D. Faccio 30-40 immersioni l'anno e voglio correggere la mia miopia con
la nuova tecnica Lasik. Quanto dovrò aspettare prima di re-immergermi?
R. La procedura Lasik (Laser In-situ Keratomileusis) è un modo oggi comune
per correggere certi difetti visivi. Non esistono studi specifici correlati
all'attività subacquea, né informazioni sui tempi di attesa prima di riprendere
l'immersione. Le preoccupazioni principali riguardano i possibili danni
da colpo di ventosa della maschera, a causa della pressione negativa che
può esercitare sull'occhio. La lesione tessutale provocata da questo tipo
di chirurgia è minore di quella di altre procedure chirurgiche; dopo chirurgia
Lasik, nella maggioranza dei casi l'immersione si può riprendere dopo
un paio di settimane. Considerando, però, la mancanza di dati specifici
riguardo all'immersione, sarebbe consigliabile adottare un atteggiamento
prudente ed attendere almeno un mese prima di sottoporre l'occhio al rischio
potenziale di un barotrauma della maschera. Trattare le abrasioni provocate
in acqua con grande attenzione. D. Lesione da corallo urticante, con piccoli
tagli ed abrasioni sull'avambraccio, trattati immediatamente con lavaggio
con acqua e sapone, ma poi seguiti da prurito e bruciore della pelle circostante,
con arrossamento e dolore alla pressione. I sintomi sono durati circa
4 giorni, poi il medico ha prescritto una pomata cortisonica che ha avuto
effetto in cinque giorni ma poi, dopo circa una settimana, i sintomi sono
ricomparsi, la pelle ha un brutto aspetto e mi da fastidio. Che devo fare?
R. Questi sintomi sono abbastanza comuni dopo una lesione da corallo.
Il lavaggio con acqua e sapone è un corretto primo intervento e può evitare
successive reazioni. Le complicazioni più frequenti sono infiammazione,
ritardo di cicatrizzazione e, meno comunemente, infezione secondaria.
Se la lesione è da corallo di fuoco, l'uso di acido acetico diluito (
anche il normale aceto ) offre una valida ed immediata modalità di pulizia
e decontaminazione delle lesioni e, utilizzato come impacco, può ridurre
il dolore. Altre sostanze che vengono usate, con effetti variabili, sono
l'alcol, il bicarbonato, la papaina. La ricomparsa dei sintomi cutanei
non è infrequente ed è, generalmente, dovuta a microscopici frammenti
di corallo - vivo - che possono restare nelle abrasioni o piccole ferite.
Inoltre, si possono avere risposte infiammatorie ad andamento ciclico,
che possono persistere per alcune settimane dopo l'incidente. La miglior
prevenzione è di evitare il contatto con queste creature e di indossare
una muta od altra adeguata protezione.
Il
"Dito da Foca", una rara infezione
Per quelli che amano i mammiferi marini e collaborano con acquari o
centri di recupero, desideriamo dare alcuni consigli utili su alcuni problemi
che i nostri amici pinnipedi possono provocare. La loro pelle, le fauci
e le unghie ospitano diversi microrganismi. In caso di tagli, morsi o
abrasioni, specie a carico delle mani, si possono avere lesioni assai
dolorose che possono anche sfociare in patologie croniche. Queste infezioni
sono virtualmente sconosciute a chi non vive ed opera in zone dove i pinnipedi
sono comuni e diversi casi di "dito da foca" , non adeguatamente diagnosticati
e curati, hanno provocato danni permanenti . Si tratta di una grave, ma
localizzata, infezione, caratterizzata da dolore acuto, gonfiore, arrossamento,
secrezioni siero-purulente, alterazioni artritiche acute delle articolazioni
più vicine, che possono aversi precocemente, ma sono, in genere, ritardate.
Nei tempi passati, i cacciatori di foche che soffrivano di questo problema,
si tagliavano il dito per eliminare il dolore. In caso di lesione da parte
di una foca, è importante prendere immediate precauzioni, lavando accuratamente
le ferite con acqua e sapone e pulendole con alcool. De diversi antibiotici
utilizzati, solo la tetraciclina si è dimostrata realmente utile, a dosaggi
di 500 mg quattro volte al giorno per tre - sette settimane. Il successo
della terapia è legato alla precocità dell'intervento e dalla gravità
dell'infezione.
Anisakis Simplex L'Anisakis simplex (AS), uno dei tanti parassiti
dei pesci, è un verme con un corpo oblungo e simmetrico. Gli ospiti più
comuni sono gli sgombridi, i tonni, i salmoni, le sardine, le acciughe,
il merluzzo, il nasello.
Gli esseri umani si infestano mangiando pesce crudo o poco cotto, ma anche
pesce affumicato, salato o in salamoia congelamento per 24 ore uccide
le larve Il parassita invade le pareti del tratto gastrointestinale, dallo
stomaco all'intestino. L'infestazione provoca anisakiasi acuta e/o cronica.
La forma acuta è caratterizzata da severi dolori addominali, nausea, vomito,
che compaiono da una a poche ore dopo l'ingestione di pesce infestato.
L'anisakiasi cronica provoca sintomi simili a quelli dell'ulcera peptica,
dell'appendicite, delle affezioni intestinali infiammatorie ed anche dell'ostruzione
intestinale. Anche se non comunemente, l'anisakiasi può coinvolgere altri
organi, come fegato, milza e pancreas ed è. Sempre più frequentemente
riconosciuta come la causa di orticaria acuta, angioedema, shock anafilattico.
Molte delle reazioni allergiche attribuite al pesce, sono, in realtà,
allergie agli antigeni di questo verme parassita. Questi antigeni non
vengono inattivati dalle alte temperature e, quindi, resistono alla cottura,
come, anche, al congelamento. Non esistono esami di laboratorio per identificare
l'Anisakis Simplex, ma gli esami radiografici dell'intestino con mezzo
di contrasto, la gastroscopia, gli esami del sangue per l'identificazione
di anticorpi contro l'Anisakis e l'ultrasonografia possono facilitare
la diagnosi. Se la gastroscopia rivela il parassita, questo può essere
direttamente rimosso attraverso il gastroscopio, con scomparsa dei sintomi
entro pochi giorni o un paio di settimane. La prevenzione è il miglior
trattamento e si ottiene con la corretta cottura del pesce. Se compaiono
sintomi dopo aver mangiato pesce e resistono alle normali terapie, sarà
utile dare al medico tutti i dettagli sull'eventuale pesce consumato di
recente e sul metodo di cottura utilizzato. Anche se la durata della malattia
può variare, il parassita generalmente muore in pochi giorni ed i sintomi
si risolvono senza effetti residui.
Respirazione
e sicurezza
del
Dr. Richard Vann
L'immersione in acque tiepide e poco profonde è rilassante e sicura.
Ma vediamo che succede se si vuole visitare un relitto a 40 metri; con
la profondità e l'aumento del carico di lavoro fisico, respirare attraverso
un erogatore può comportare l'esposizione ad elevati livelli di ossigeno,
anidride carbonica ed azoto. Questi fattori possono comportare alterazione
della normale funzione respiratoria. Le statistiche degli incidenti suggeriscono
che la respirazione ha un ruolo importante. La respirazione deve mantenere
livelli normali di ossigeno ed anidride carbonica nei tessuti e nel sangue;
chi respira aria al livello del mare adatta, inconsciamente, la respirazione
alle necessità metaboliche e di esercizio, ma questo non sempre avviene
in immersione, dove concentrazioni non fisiologiche di ossigeno, azoto
ed anidride carbonica possono avere effetti, indipendenti, cumulativi
o interattivi che sono esacerbati dalla profondità, dagli sforzi, dalla
resistenza ventilatoria e dalla densità del gas respirato. Bisogna "pensare"
alla propria respirazione quando si è in immersione. Ritenzione di CO2
e dispnea. "Stavamo testando un nuovo cicloergometro a 7,8 ATA in camera
iperbarica. A quella profondità, in aria compressa, la narcosi è già molto
evidente, ma noi ce la stavamo cavando bene, fino a quando non iniziammo
a respirare attraverso il circuito chiuso di misurazione, che ci dava
solo la metà dell'aria che avremmo voluto. Herb smise di pedalare dopo
circa tre minuti, svenuto e con gli occhi rovesciati all'indietro. Presi
io la bici, sapevo che non stavo respirando abbastanza, ma ero troppo
in ebbrezza per pensare giusto e volevo completare il test. Ho pedalato
dritto nell'oblio e, svegliandomi poco dopo, ho avuto una delle sensazioni
più orribili, quella di stare per soffocare. Se una cosa del genere fosse
capitata sott'acqua saremmo sicuramente affogati." Dr. Edward Lanphier,
fisiologo subacqueo Lo stimolo primario per la respirazione, durante l'immersione,
è la concentrazione di anidride carbonica. I gas respiratori hanno una
pressione parziale di ossigeno più elevata che in aria ed il sangue non
è "progettato" per trasportare ossigeno ed anidride carbonica in situazioni
iperossiche. Al livello del mare, a basse concentrazioni di ossigeno nel
sangue venoso, l'anidride carbonica è legata all'emoglobina, ma a pressioni
di ossigeno superiori il legame non è stabile; questo provoca l'aumento
della pressione parziale di anidride carbonica nel sangue e nei tessuti.
In condizioni normali, l'innalzamento del livello di CO2 stimola una più
vivace respirazione e la ventilazione più vigorosa elimina la CO2 in eccesso.
Se questo no avviene, il risultato è la dispnea ( affanno). La CO2 può
essere trattenuta per diversi motivi; durante l'immersione, il fattore
limitante è, generalmente, l'apparato respiratorio stesso. L'immersione
in acqua provoca il trasferimento di sangue dagli arti ai polmoni e questo
riduce sia il volume polmonare che la massima capacità ventilatoria. Quest'ultima
viene ulteriormente ridotta dal maggior "lavoro" dalla necessità di movimentare
un gas più denso attraverso le vie aeree e l'erogatore. La resistenza
aumenta con la profondità e con il livello di esercizio. La CO2 può anche
essere trattenuta come conseguenza di stimoli esterni, paura, inibizione
della ventilazione causata dalla narcosi. Inoltre, i sub spesso dominano
lo stimolo a respirare di più, causato dalla CO2, e fanno micro-apnee
per risparmiare aria. Le micro-apnee, che inducono una ritenzione di CO2,
possono essere responsabili di molti mal di testa dopo l'immersione Dispnea,
Panico e Risalita Rapida L'eccesso di CO2 provoca dispnea ed affanno e
questo può generare paura e panico. Dato che, però, la pressione parziale
di ossigeno aumenta, la CO2 diventa un indicatore meno efficiente della
necessità di ventilare di più e questo ne provoca l'ulteriore aumento.
L'importanza di un'adeguata respirazione non è sempre enfatizzata durante
i corsi di immersione ed i sub novizi sono particolarmente soggetti a
compiere risalite rapide, per il panico scatenato dalla dispnea, con evidente
rischio di Patologia DA Decompressione. Considerando che la normale autoregolazione
della respirazione può essere compromessa in profondità, i subacquei dovrebbero
ventilare adeguatamente e minimizzare gli sforzi per evitare l'affanno.
In caso di improvvisa necessità di attività fisica intensa, la ventilazione
dovrebbe essere aumentata, respirando profondamente. Questo è il modo
migliore per evitare la terrificante situazione di soffocamento in immersione.
Ma, se accade, che si deve fare? La cosa migliore è di fermarsi, riposarsi,
respirare profondamente ed attendere che la respirazione torni normale.
Incidenti ed Immersioni Sicure. I dati statistici del DAN per l'anno 2000
indicano che la risalita rapida ha un ruolo negli incidenti subacquei,
sia mortali che non. La risalita rapida si è avuta nel 38% degli incidenti
mortali, nel 23% di quelli non mortali, ma nell'1% delle immersioni normali.
Una risalita rapida può accadere per tanti motivi, inclusi la perdita
di controllo del galleggiamento e l'esaurimento dell'aria. Quest'ultimo
si è avuto nel 24% degli incidenti mortali, nel 5% di quelli non mortali,
ma solo nello 0,3% delle immersioni normali. Perdita di coscienza in profondità
( Deep Water Blackout) Durante un'immersione a 54 meri in una camera iperbarica
bagnata, un sub compiva un esercizio fisico moderato, nuotando contro
una barra attaccata ad un peso ed il suo consumo di ossigeno era di 2
litri al minuto. La pressione parziale di ossigeno era di 1,4 Atm. Il
resto del gas respiratorio era azoto e la profondità equivalente in aria
era di 53 metri. Il supervisore osservò che il sub aumentava costantemente
il livello di esercizio, nonostante gli ordini, fino a che, improvvisamente,
non perse coscienza. Rinvenne, per fortuna subito e fu rimosso dall'acqua.
Se l'incidente fosse avvenuto in acque libere, le conseguenze sarebbero
state diverse. Perdita di coscienza al fondo e morte Due sub esperti stavano
esplorando un relitto fra 42 e 51 metri Dopo 15 minuti in profondità,
uno dei due segnalò al compagno di essere in difficoltà, ed i due iniziarono
a risalire. A 24 metri, però, perse coscienza e lasciò cadere l'erogatore.
Il compagno tentò, non riuscendovi, di rimettergli l'erogatore in bocca
e, a 5 metri, gli gonfiò il GAV. La morte del sub avvenne, apparentemente,
per annegamento e non fu possibile osservare altre anomalie alla successiva
autopsia. Il maggior lavoro respiratorio in profondità può elevare la
ritenzione di CO2 del sub. Questa si aggrava ulteriormente in presenza
di pressioni parziali di ossigeno elevate, come 1,4 Atm. Livelli di CO2
equivalenti a circa il 10% in superficie sono narcotici e possono provocare
perdita di coscienza. Gli effetti di CO2 ed azoto sono cumulativi; questo
significa che, se avvengono nello stesso momento, il rischio di alterazioni
della coscienza è aumentato. La narcosi da azoto, lo sforzo, la resistenza
respiratoria, l'elevata pressione parziale di ossigeno e la ritenzione
di CO2 erano tutti elementi presenti negli incidenti qui descritti. L'elevazione
della CO2 provoca anche l'aumento del flusso sanguigno cerebrale, con
un aumento dell'apporto di ossigeno al cervello ed un rischio più elevato
di tossicità neurologica da ossigeno. La suscettibilità alla ritenzione
di CO2, alla tossicità da ossigeno ed alla narcosi da azoto può variare
molto da individuo ad individuo. Alcuni sub presentano una risposta scarsa
all'aumento della CO2 inspirata e sono definiti " CO2 Retainers". Questi
sono individui a maggior rischio di tossicità neurologica da ossigeno.
Studi eseguito durante la seconda guerra mondiale hanno dimostrato che
il tempo di insorgenza di sintomi di tossicità variava casualmente da
7 a 145 minuti, nello stesso sub durante 20 esposizioni a 21 metri in
respirazione di ossigeno 100%, alla pressione parziale di 3,1 Atm. Esistono
differenze anche notevoli di suscettibilità alla tossicità da ossigeno
ed alla narcosi da azoto fra i vari individui, ma, ad oggi, non siamo
in grado di prevedere chi possa essere resistente o suscettibile o come
la suscettibilità individuale possa variare di giorno in giorno.
Polmone
ed immersione
del
Dr. Richard Moon
Polmoni sani sono essenziali per immergersi in sicurezza. La respirazione
deve essere libera di adattarsi al livello di attività fisica richiesto.
In situazione di riposo, il gas viene movimentato nella misura di circa
5 litri al minuto, ma durante l'esercizio fisico questo volume può diventare
di anche 100 litri al minuto. I muscoli respiratori possono muovere fino
a 150 litri al minuto, quindi, in genere, esiste una sufficiente riserva.
Durante l'immersione, però, due fattori possono limitare la capacità di
respirazione. In primis la densità dei gas respiratori aumenta. Più elevata
è la densità, maggiore è la resistenza respiratoria e questa, a sua volta,
riduce capacità di massima ventilazione. Esperimenti in camera iperbarica
hanno dimostrato una riduzione della massima ventilazione del 40% a 40
metri di profondità. Questa riduzione può raggiungere livelli inferiori
a quelli necessari per un adeguato scambio della CO2. Quando questo accade,
il sub avverte affanno e questo può degenerare in panico. La CO2 nel sangue
aumenta e può peggiorare la narcosi da azoto. Se l'esercizio è strenuo,
gli alti livelli di CO2 possono anche provocare la perdita di coscienza.
In un sub sano, situazioni di questo genere possono aver luogo al di sotto
dei 30 metri. Ma patologie polmonari, come asma, enfisema, sarcoidosi,
che riducono la capacità ventilatoria già in superficie, possono limitare
la capacità respiratoria anche a basse profondità ed a livelli di esercizio
modesti. Asma. Un Congresso medico del 1995 definì che un sub dovrebbe
avere una funzione polmonare normale, sia prima che dopo una manovra di
stimolazione che tipicamente scatena la reazione asmatica, come l'esercizio.
La raccomandazione finale fu che gli asmatici possono immergersi se non
hanno sintomi e se hanno test polmonari nella norma al momento dell'immersione
Barotrauma Polmonare. Durante l'addestramento i subacquei imparano che
l'apnea durante la risalita può provocare la rottura degli alveoli polmonari,
il pneumotorace, il pneumomediastino, l'enfisema sottocutaneo e l'Embolia
Gassosa Arteriosa. Queste situazioni sono tutte il risultato di un "barotrauma
polmonare". Alcune malattie polmonari possono facilitare il barotrauma,
anche senza un'apnea durante la risalita. Se, per esempio, ci sono cisti
polmonari piene d'aria, queste cavità, dalla parete sottile, tendono a
svuotarsi lentamente ed il gas - e la pressione - si possono accumulare
al loro interno durante la risalita, fino a provocarne la rottura. Altre
condizioni che pongono a maggior rischio di barotrauma sono: le malattie
che provocano ostruzione bronchiale ( come l'asma ), malattie che provocano
zone di cicatrizzazione nel polmone ( come la sarcoidosi, il granuloma
eosinofilo, la tubercolosi, la fibrosi polmonare e cicatrici dovute ad
altre cause), la storia di episodi precedenti di pneumotorace spontaneo.
In questi casi l'immersione dovrebbe essere controindicata. Chi avesse
sofferto di un barotrauma polmonare, inoltre, non dovrebbe riprendere
l'immersione se non dopo un accurato controllo specialistico, che potrebbe
dover includere anche esami come TAC o RM Polmonare, per evidenziare eventuali
piccole cisti aeree, anche se non sempre queste sono evidenziabili. Pneumotorace.
Alcuni individui che hanno sofferto di ripetuti episodi di pneumotorace,
possono essere sottoposti ad un intervento chirurgico per ridurre la possibilità
di nuovi episodi. Questo può essere ottenuto attraverso la rimozione chirurgica
delle cisti aeree visibili, o attraverso l'introduzione di sostanze irritanti
nello spazio pleurico, che provocano l'adesione fra le due pleure e l'impossibilità
di un nuovo collasso del polmone. In ogni modo il DAN ha notizia di due
casi di EGA in subacquei che avevano subito simili interventi correttivi
e preventivi. Il pneumotorace può anche essere causato da traumi, ferite
penetranti del torace, chirurgia toracica. Queste situazioni non aumentano
il rischio di successivo pneumotorace spontaneo, ma un controllo specialistico
è sempre consigliato prima di riprendere l'attività subacquea. Dopo chirurgia
toracica con interventi a carico del polmone, ci può essere una riduzione
della capacità di massima ventilazione, mentre, dopo infezioni polmonari
o bronchiali, alcuni individui sviluppano una tendenza alla bronco-costrizione,
simile all'asma, che può durare anche diverse settimane dopo la guarigione.
Durante questo periodo, spesso, c'è anche un certo accumulo di muco nelle
vie aeree, che, insieme alla bronco-costrizione, può facilitare l'intrappolamento
di gas durante la risalita. Per questi motivi la ripresa dell'immersione
dopo un'infezione broncopolmonare dovrebbe essere posticipata fino alla
completa scomparsa di ogni sintomo residuo. Un attacco asmatico provocato
da polline nell'aria delle bombole L'episodio è avvenuto alla profondità
di 27 metri nel Mediterraneo ed è stato apparentemente causato dal polline
della Parietaria. Il caso è stato riportato dal Dr. Gennaro D'Amato, dell'Ospedale
Cardarelli di Napoli, sul Journal of Allergy and Clinical Immunology.
Il Dr. D'Amato scrive che il subacqueo, un esperto 37enne, non aveva mai
sofferto di episodi simili durante le sue numerose immersioni, ma sapeva
di essere allergico alla Parietaria, con frequenti sintomi stagionali.
Prima dell'immersione in questione, il sub aveva cambiato stazione di
ricarica. All'ispezione della zona dove era situato il compressore, il
Dr. D'Amato osservò che questo non era dotato di filtro dell'aria e che
la zona abbondava di piante di Parietaria. Campioni d'aria prelevati da
bombole caricate con quel compressore rivelarono frammenti di polline,
che avrebbero potuto causare la reazione allergica del subacqueo. (Reuters
Health News Service. (Journal of Allergy and Clinical Immunology 1999:710)
DAN
Europe research reports
REPORT # 1. Bolle venose circolanti dopo immersioni sportive
senza incidenti. Risultati del Progetto SAFE Dive del DAN Europe
By A.Marroni, C Balestra,
R Cali Corleo, P Germonpré, E. Voellm, M Pieri, P Longobardi and R. Pepoli
Fra il 1995 ed il 1999, DAN ha monitorato oltre 16.000 libere
immersioni ricreative, che sono state inserite nel programma di raccolta
ed analisi dati DAN Data Acquisition Software ( DAS ). La parte centrale
dello studio, il Progetto Safe Dive del DAN Europe, ha, nello stesso periodo,
raccolto 2105 immersioni, completamente monitorate anche con analisi Doppler,
durante 75 viaggi di ricerca, organizzati da 106 Research Field Operators
con il contributo di 575 Research Divers volontari.. I Research Divers
portavano una scatole nera DAN-UWATEC durante tutte le loro immersioni
e dedicavano alcuni minuti del loro tempo, dopo l'immersione, per la compilazione
dei questionari specifici e per il monitoraggio, eseguito in sede precordiale,
delle bolle venose circolanti, attraverso un rivelatore Doppler. La Scatola
Nera DAN Europe è un computer subacqueo modificato, che mostra un display
senza dati durante l'immersione e da cui sono state rimosse tutte le funzioni
di allarme, in modo che il monitoraggio possa essere del tutto obbiettivo
e che la Scatole Nera non influenzi, in alcun modo, il comportamento del
subacqueo. Ad oggi il 67 % dei dati è stato analizzato ed i primi risultati
sono presentati in questo studio. Abbiamo valutato 1418 profili di immersione
scaricati dalle scatole nere, da 41 viaggi di ricerca. Sono state eseguite
2136 Registrazioni Doppler, da parte dei Research Field Operators, delle
quali solo 409 sono state considerate non interpretabili e sono state
scartate. La percentuale di registrazioni rifiutate è stata di solo il
19%, a conferma della validità del metodo e del concetto che i subacquei
sportivi possono essere efficacemente addestrati a raccogliere dati Doppler
validi ed utili sul campo. Le registrazioni Doppler sono state successivamente
prese in esame da "valutatori" esperti ed indipendenti, che ascoltavano
le cassette registrate in ambienti non disturbati, nel silenzio di condizioni
di laboratorio e non conoscevano le caratteristiche dei profili di immersione,
le risposte ai questionari ed ogni eventuale problema medico insorto durante
le immersioni cui le registrazioni si riferivano. Anche i nomi dei Research
Divers volontari non erano noti ai valutatori Doppler, che ne conoscevano
solo il codice di definizione alfanumerico utilizzato dal Progetto Safe
Dive. La correlazione fra le valutazioni dei gradi di bolle gassose circolanti
ed i profili di immersione è stata eseguita da un membro diverso del Team
di Ricerca, attraverso il metodo statistico della regressione multipla.
I gradi Doppler sono stati assegnati secondo il Protocollo di Spencer,
con radi da zero a quattro, ma è stata apportata una modifica alla classificazione
dei gradi di bolle, dividendoli in due grandi categorie: Low Bubble Grades
(LBG o bassi livelli di bolle), quando si rilevavano solo occasionali
e rari segnali di bolle circolanti e High Bubble Grades (HBG o alti livelli
di bolle), quando si rilevavano segnali di bolle frequenti o continui
durante il minuto di registrazione. Abbiamo potuto valutare 1058 immersioni
"Dopplerate" con successo, di cui 521 sono state monitorate ogni 10-15
minuti, fino a 75 - 90 minuti post-emersione. Questa parte di immersioni
è stata monitorata con maggiore intensità con lo scopo di confermare che
l'intervallo standard di circa 30 minuti, adottato per il monitoraggio
sul campo, era un intervallo corretto ed utile per lo studio. Questo intervallo
è stato scelto in quanto rappresentava un compromesso logisticamente accettabile
per i subacquei e per i centri diving, permetteva di eseguire il monitoraggio
in modo efficace in tutte le condizioni ambientali testate e non disturbava
le normali operazioni post-immersione che ogni subacqueo desidera fare
indisturbato. La distribuzione di profondità delle immersioni monitorate
ha dimostrato che la maggioranza relativa (33,15%) è stata svolta a profondità
fra i 20 ed i 30 metri e la maggioranza assoluta (oltre 56%) fra i 20
ed i 40 metri.
Sintesi dei risultati
Le bolle venose circolanti si sono rivelate un fenomeno frequente dopo
le immersioni sportive normali e senza alcun sintomo od incidente, monitorate
da DAN Europe fra il 1995 ed il 1999. Segnali di bolle Doppler sono stati
rilevati nel 37,4$ di tutte le immersioni monitorate. Nel 25,4% dei casi
si è trattato di bolle LBG, ma nel 12% delle immersioni sono state osservate
bolle di grado HBG ed il 2,4% delle immersioni ha prodotto bolle definite
HBG+, ovvero a grado di bolle elevatissimo. Le immersioni ripetitive hanno
comportato un'incidenza diversa di bolle rilevate post-immersione e solo
il 15% delle immersioni ripetitive monitorate non ha dato origine a bolle,
mentre il rapporto si è invertito con bolle HBG presenti nel 67% e bolle
LBG presenti nel 18% delle immersioni. Le bolle gassose circolanti sono
state osservate fino a 90 minuti dopo l'emersione, ma tendevano ad essere
più numerose e frequenti fra i 30 ed i 40 minuti, con comparsa più precoce
per le bolle di maggior grado. In generale si sono osservate più bolle,
con maggior frequenza ed in tempi diversi rispetto alle previsioni fatte
secondo il modello di calcolo ( algoritmo ) adottato. Non si è potuta
osservare alcuna correlazione fra eventuali tratti di risalita veloce
durante i profili di risalita registrati ed il grado di bolle venose circolanti.
I tessuti a tempi di emi-saturazione medio - veloci sembrano essere quelli
maggiormente interessati nella produzione di bolle gassose circolanti
nel tipo di immersioni ricreative monitorate, con una tendenza a produrre
bolle di maggior grado quando il tessuto pilota della decompressione è
più veloce. Abbiamo potuto osservare una correlazione diretta fra la pressione
parziale venosa di azoto ( Pven N2 ) ed il grado di bolle rilevato, con
bolle di grado zero o LBG osservate solo quando la Pven N2 era inferiore
a 1100 mbar, mentre si osservavano bolle HBG quando la Pven N2 era superiore
ai 1100 mbar. Il livello di sovrasaturazione di azoto del Tessuto Pilota
della Decompressione (PltN2 ), secondo il calcolo dell'algoritmo adottato,
ha anche mostrato una correlazione con il grado di bolle rilevato, con
grado di bolle zero o LBG quando PltN2 era inferiore all'80% del valore
massimo consentito dal modello di calcolo (Valore M) e gradi di bolle
HBG quando era più elevato e si avvicinava al valore M. Il grado di bolle,
inoltre, e apparso direttamente correlato al "Debito di decompressione",
calcolato come il tempo residuo di Non Decompressione oppure il Tempo
Necessario per la Riemersione, con gradi di bolle maggiori con l'aumento
del Debito di Decompressione. Questi ultime tre dati ( Pven N2 , PltN2
, Deco Debit) sono correlati in modo coerente.
Domande e dubbi sollevati dallo studio
Potrebbe la correzione dell'algoritmo utilizzato per il calcolo della
risalita e delle fasi di decompressione ridurre l'incidenza di bolle gassose
circolanti osservate? Perché la maggior frequenza ed intensità di bolle
viene osservata fra i 30 ed i 40 minuti dopo l'emersione? Perché ci sono
subacquei "Molto Bollosi", "Poco Bollosi" e "Non Bollosi" dopo la stessa
immersione? Perché non tutti i "Bollosi" sviluppano una Patologia Da Decompressione?
Qual è il collegamento fisio-patologico fra Bolle Circolanti e Patologia
Da Decompressione? Infine, i dati osservati hanno grandi deviazioni standard
e bassi fattori di correlazione ( 0,3); quali altri fattori, che ancora
ignoriamo, sono in grado di influenzare la produzione ed il grado di bolle?
Conclusioni
Si ipotizza che la riduzione della velocità di decompressione durante
le fasi profonde della risalita possa ridurre la generazione iniziale
delle bolle
REPORT # 2. Effetti della variazione della velocità e del profilo di risalita
sulla produzione di Bolle Venose Circolanti e sull'incidenza di PDD durante
immersione in aria compressa. Prima Fase di studio. Introduzione di Extra
Deep Stops nel profilo di risalita, senza variare le velocità di risalita
originali. Progetto Speciale DSL 01/2000
By A.Marroni, C Balestra, R Cali Corleo, P Germonpré, E. Voellm, M Pieri,
P Longobardi and R. Pepoli
I primi risultati del progetto Safe Dive di DAN Europe,
ottenuti da 1418 immersioni ricreative monitorate secondo il protocollo
originale DAN hanno dimostrato che la presenza di bolle venose circolanti
di livello elevato (HBG), rilevata con metodo Doppler e correlata al profilo
di immersione, è direttamente correlate con:
1) I tessuti a tempo di emi-saturazione medio - veloce secondo l'algoritmo
UWATEC ZH-L8 ADT
2) La pressione parziale di azoto venosa calcolata (PvenN2 ) maggiore
di 1100 mbar
3) La pressione parziale di azoto calcolate del Tessuto Pilota in quel
momento (PltN2 ) maggiore dell'80% del valore massimo consentito ( Valore
M) per quel tessuto.
4) Il Debito Totale di Decompressione, espresso come tempo residuo di
non decompressione o tempo necessario per la riemersione.
5) La profondità assoluta
6) Le immersioni ripetitive
7) Il fatto che non si è evidenziata alcuna correlazione evidente fra
bolle HBG e momenti di risalita veloce durante le fasi di ascesa o di
decompressione.
Materiali e Metodi dello studio sperimentale
DAN Europe e UWATEC, nell'ambito del programma noto come "DAN-UWATEC Diving
Safety Laboratory", hanno iniziato un protocollo di ricerca (DSL Special
Project 01/2000), mirato ad identificare profili di immersione che provochino
la minor formazione di bolle possibile, sulla base dei risultati del progetto
Safe Dive di DAN Europe. Sono stati selezionati tre profili di immersione
quadra sperimentale: Immersione singola a 20 metri per 60 minuti di tempo
di fondo ( incluso 1' 40'' per la discesa ) Immersione singola a 40 metri
per 10 minuti di tempo di fondo ( inclusi 3' 01'' per la discesa ) Una
serie di tre ripetitive a 30 metri per 16 minuti di tempo di fondo (inclusi
2' 40" per la discesa ) con 75 minuti di intervallo in superficie. Le
immersioni sono state fatte secondo l'algoritmo originale ZH-L8 ADT e
ripetute, una settimana dopo e con lo stesso gruppo di subacquei volontari,
ma con un algoritmo modificato. Il nuovo modello è stato calcolato senza
variare le velocità di risalita originali, ma con lo scopo di mantenere
i livelli di PvenN2 sotto i 1100 mbar and la PltN2 sotto l'80% del Valore
M consentito.
Risultati
Durante la serie di 10 immersioni sperimentali nella camera iperbarica
del Centro Iperbarico di Ravenna, ( 5 con profilo "regolare" e 5 con il
profilo sperimentale), sono state eseguite 184 registrazioni Doppler su
9 volontari del Club Subacqueo Ravenna Sub. Dopo le immersione della serie
A, "regolari", 5 dei 9 volontari hanno presentato gradi di bolle elevati
(HBG) per un tempo prolungato dopo l'emersione ed 1 subacqueo ha sofferto
di un lieve episodio di Patologia Da Decompressione cutanea, trattato
immediatamente e con successo, dopo l'immersione a 40 metri. Dopo le immersioni
della serie B "sperimentali", abbiamo potuto rilevare solo bolle occasionali
e di livello LBG e tutte le immersioni si sono concluse senza problemi.
Le immersioni della seria A hanno prodotto Bolle di grado zero nel 6,3%,
di grado LBG nel 58,2%, di grado HBG nel 25,3% e di grado HBG+ nel 10,2%
Le immersioni della serie B hanno, invece, prodotto bolle di grado zero
nel 60,8% e bolle di grado LBG nel 39,2%, senza alcuna rilevazione di
bolle di grado HBG.
Tabella I. Doppler Bubble Grades dopo le immersione
"Regular" (A) e "Experimental" (B)
| DBG |
Zero |
LBG |
HBG |
HBG+ |
| Immersioni A |
6.3% |
58.2% |
25.3% |
10.2% |
| Immersioni B |
60.8% |
39.2% |
-- |
-- |
Conclusioni
L'introduzione di extra deep stops nel profilo di risalita da immersioni
in aria compressa, senza variare le velocità di risalita parziali e mantenendo
i valori stimati di PvenN2 and PltN2, come calcolati dal computer, rispettivamente
entro i 1100 mbar ed entro l'80% del valore massimo ( Valore M) consentito,
come suggerito dai primi risultati del progetto Safe Dive del DAN Europe,
ha ridotto significativamente la produzione di bolle gassose circolanti
in un gruppo di subacquei volontari che sono stati esposti ad immersioni
eseguite con profili standard, prima, e, successivamente, con profili
modificati sperimentali, durante due serie consecutive di immersioni simulate
in camera iperbarica. Il nuovo calcolo della fasi profonde della decompressione,
con una variazione della curva di risalita risultante, mirato alla riduzione
del differenziale di pressione imposto sui tessuti a tempo di emi-saturazione
medio - veloce ( 20 - 80 minuti, secondo il modello UWATEC ZH-L8 ADT )
ed al mantenimento di PvenN2 e PltN2 entro i limiti previsti dal modello
sperimentale, può essere un efficace sistema di prevenzione della formazione
di bolle gassose durante la risalita o la decompressione da immersioni
in aria compressa. Lo studio sta continuando.
REPORT #3 . PFO e rischio decompressivo: la ricerca DAN Europe va nello
Spazio!!
Del Dr. Peter Germonpré, MD, DAN Europe Benelux Medical Director
Durante l'ultimo incontro della Aerospace Medical Association (AsMA),
vi è stato un esplicito riconoscimento della ricerca DAN Europe sul rischio
decompressivo del PFO, durante una "Panel Discussion" sul "Rischio Decompressivo
di astronauti portatori di PFO durante le attività extraveicolari". Il
Direttore Medico del DAN Europe Benelux, Dr.Peter Germonpré è stato invitato
a presentare la situazione attuale della rilevazione e dell'importanza
clinica del PFO nella popolazione dei subacquei ricreativi. Questo dati
sono stati ottenuti attraverso diversi studi che il Dr. Germonpré, insieme
con il Team de DAN Europe Research, ha portato a compimento negli ultimi
anni. Già nell'Agosto 1999, il Dr. Costantino Balestra, Direttore di DAN
Europe Benelux e Vice Presidente DAN Europe per la Ricerca, era stato
invitato alla NASA, per partecipare ad un Workshop su questo argomento.
Il "Panel" AsMA del 2000 mirava ad approfondire ulteriormente la materia.
Altri partecipanti sono stati il Dr. Richard Moon, Direttore Medico di
DAN America, il Dr Edmund Kerut, di New Orleans, i Dr.i Koch e Tetzlaff
della Marina Tedesca.. La pervietà del Foramen Ovale è una caratteristica
presente in circa 30% della popolazione. È un residuo della situazione
cardiaca fetale: una comunicazione a valvola fra l'atrio destro e l'atrio
sinistro del cuore. Prima della nascita, questa comunicazione permette
al sangue ossigenato di fluire dalle vene ombelicali nell'aorta, senza
passare attraverso il polmone. Nella maggioranza degli individui, questa
comunicazione si chiude pochi giorni dopo la nascita, a causa dei cambiamenti
della pressione del sangue nei due compartimenti del cuore. In un terzo
della popolazione, tuttavia, permane una piccola apertura, che non provoca
conseguenza o disturbi e resta, generalmente, inosservata. Nei subacquei
sportivi, però, la persistenza di un Forame Ovale Pervio può avere conseguenza
serie. Infatti, dopo le immersioni, si possono frequentemente osservare
bolle gassose ( le cosiddette "silent bubbles") nel sangue venoso. Queste
bolle possono essere rilevate, in sede precordiale, attraverso apparecchi
ultrasonori ad effetto Doppler. Nella maggioranza dei casi le bolle sono
filtrate dai polmoni e finiscono nell'aria espirata. Le bolle non provocano
disturbi o situazioni di Patologia da Decompressione, a meno che non siano
in grande quantità, come nei casi di insufficiente decompressione. Quando
esiste un PFO, però, alcune di queste bolle possono passare attraverso
l'apertura ed arrivare nel circolo arterioso, da dove, inevitabilmente,
raggiungono il circolo cerebrale, provocando forme di Patologia da Decompressione.
Non è ancora certo se immergersi con un PFO possa provocare danni permanenti.
Alcuni preoccupanti studi pubblicati da alcuni ricercatori tedeschi sono
stati confutati dai Dr.i Tetzlaff e Koch, che hanno dimostrato che le
lesioni cerebrali riscontrate con tecniche di Risonanza Magnetica non
sono correlate alla presenza di PFO, se non vi è stato alcun episodio
di PDD. D'altra parte, la presenza di PFO sembra influire negativamente
sul rischio di PDD, indipendentemente dal rispetto delle regole di risalita
e decompressione. DAN Europe Research ha eseguito uno studio controllato
fra il 1995 ed il 1997, poi pubblicato sul Journal of Applied Physiology
nel Maggio 1998, che ha confermato la notevole correlazione statistica
fra PFO di particolare ampiezza e PDD Cerebrale, dell'orecchio interno
e delle parti alte del midollo spinale. Circa l'80% dei subacquei colpiti
da queste forme di PDD aveva un PFO ampio, rispetto ad un'incidenza del
25% per i subacquei che avevano sofferto di forme spinali e del 30% per
i subacquei che non avevano riportato alcun incidente. Dai dati di questo
studio si concluse che subacquei portatori di PFO possono avere una probabilità
di circa 2,6 volte maggiore di PDD rispetto agli altri sub. Gli autori
dello studio, però, fecero anche presente che il PFO è solo un passaggio
per le bolle, che sono il fattore di pericolo reale, pertanto il "rischio
PFO" può essere eliminato immergendosi con modalità che non producano
bolle in modo significativo. Il Dr. Richard Moon, presentando una revisione
dei lavori scientifici sull'argomento, ha confermato la lieve maggior
incidenza del rischio di PDD, ma ha ribadito che il rischio rimane basso
ed accettabile, specie se le immersioni sono condotte con prudenza e sicurezza.
Successive ricerche DAN Europe hanno meglio definito i meccanismi attraverso
cui le bolle possono passare attraverso il PFO. Uno degli studi più importanti
ha confrontato i differenti effetti di manovre di Valsalva forzate, sforzi
fisici intensi con o senza apnea e tosse sulle variazioni della pressione
all'interno del torace. Una rapida diminuzione della pressione intratoracica,
immediatamente dopo un periodo di aumento della pressione con apnea (
come può avvenire durante una manovra di compensazione difficile e forzata
o mentre si sollevano dei pesi ) può essere un fattore che provoca il
passaggio di bolle attraverso un PFO. Uno studio successivo ha evidenziato
l'importanza di un metodo di rilevazione del PFO standardizzato: infatti,
l'utilizzazione di metodi ecocardiografici normali può lasciar passare
un gran numero di PFO inosservati. Molti studi sul PFO pubblicati, che
hanno fatto uso di tecniche di rilevazione non ottimali, possono essere
giunti a conclusioni errate. Durante il meeting AsMA, il Dr.Germonpré
ha descritto il metodo "ottimizzato" dettagliatamente. L'esame viene fatto
attraverso una sonda ad ultrasuoni, incorporata in un tubo da endoscopia,
che viene inserito nell'esofago, fino a trovarsi immediatamente dietro
al cuore, potendo avere un'immagine ecografica, non ostacolata da strutture
anatomiche come le costole o i muscoli del torace. Il PFO non viene, quasi
mai, visto direttamente ( si tratta, generalmente, di una piccola apertura
di pochi millimetri), ma viene visualizzato indirettamente, attraverso
l'iniezione di un "mezzo di contrasto salino" in una vena del braccio.
Il mezzo di contrasto (soluzione salina emulsionata) è visibile nelle
cavità del cuore, attraverso la riflessione dei segnali ultrasonori da
parte delle microbolle del'emulsione, e può esserne osservato il passaggio
attraverso un PFO, se questo esiste. Esistono anche alcune manovre per
rendere il metodo più sensibile: una è quella di far eseguire al sub uno
sforzo espiratorio a glottide chiusa per circa 10 secondi, seguito dal
rapido rilascio, durante l'iniezione del mezzo di contrasto. La durate
e la qualità della manovra sono essenziali per la qualità del risultato.
Altri utili indicatori sono stati suggeriti da DAN Europe Research: per
esempio la morfologia del setto interatriale del cuore può essere usata
come indice di predizione di presenza di un PFO. Se la forma del setto
evidenzia un "doppio contorno", prima dell'iniezione del mezzo di contrasto,
nel 60% dei casi circa verrà rilevato un grande PFO, mentre se il setto
appare rigido ed immobile, le possibilità che vi sia un PFO sono solo
del 17%. Altri fattori da valutare sono l'aspetto omogeneo del mezzo di
contrasto nell'atrio destro ed il tempo di comparsa delle bolle nell'atrio
sinistro. Come i subacquei, anche gli astronauti possono essere a rischio
di PDD, durante le loro escursioni nello spazio. Quando escono dall'astronave,
indossano i vestiti spaziali, che sono pressurizzati a solo 0,3 Atm. Prima
di uscire dallo Space Shuttle, devono essere decompressi da 1 a 0,3 Atm.
Durante queste manovre sono state frequentemente osservate bolle gassose
circolanti ed, in alcuni casi, anche severe forme di PDD. Per minimizzare
questi rischi, la NASA ha recentemente sviluppato un metodo che prevede
la respirazione di ossigeno preventiva, per ottenere il "lavaggio" dell'azoto
dai tessuti prima della decompressione. Dato che le scorte di ossigeno
sullo Shuttle sono limitate, il tempo di respirazione di ossigeno è breve.
Nonostante questo metodo, nel 20% degli astronauti vengono ancora rilevate
bolle gassose e si è anche avuto un serio caso di PDD. Dato che una forma
di PDD durante una passeggiata spaziale potrebbe essere disastrosa e mettere
in pericolo l'intera missione, la NASA ha espresso preoccupazioni sulla
possibile influenza del PFO sul rischio di PDD e si è posta la domanda
se tutti gli astronauti debbano essere sottoposti al test per la diagnosi
di un eventuale PFO, prima di essere ammessi al programma spaziale. I
dati presentati dal Dr. Germonpré hanno chiarito che per ottenere questo
risultato è necessaria una tecnica affidabile. All stato attuale dei fatti
non è possibile prevedere la percentuale di rischio di PDD per astronauti
portatori di PFO. Nonostante il rischio sia, presumibilmente, basso, esistono
altri fattori, come l'assenza di peso, che potrebbero influenzare la quantità
di bolle formate ( non ci sono dati sulla decompressione a gravità zero)
ed i percorsi che queste seguono dopo essere penetrate nel circolo arterioso
( per esempio potrebbero anche provocare PDD spinale). Il Dr Germonpré
ha presentato il protocollo di uno studio prospettico che DAN Europe Research
ha iniziato alla fine del 2000, durante il quale saranno esaminati, con
l'uso di una tecnica semplificata e minimamente invasiva, 4000 subacquei
volontari, che saranno poi seguiti nei successivi 5 anni di attività subacquea.
Solo dopo questo periodo sarà possibile stimare il vero rischio di PDD
nei subacquei portatori di PFO. Nel caso degli astronauti e della situazione
di gravità zero, sarebbe necessario uno studio simile. Il convegno ha
concluso che può essere scientificamente valido includere lo screening
per il PFO nella valutazione degli astronauti che opereranno nel programma
spaziale nei prossimi dieci anni, con particolare riguardo al test dei
protocolli di respirazione preventiva di ossigeno prima delle escursioni
esterne. I dati a disposizione non sembrano indicare un rischio di PDD
eccessivo ed inaccettabile per gli astronauti portatori di PFO, ed il
PFO non è considerato un fattore di esclusione dal programma spaziale.
La Ricerca DAN Europe ha potuto contribuire, con il supporto essenziale
degli iscritti e dei volontari, al miglioramento della sicurezza degli
astronauti nello spazio!
Alcuni
altri programmi di ricerca DAN Europe in corso
Diving e Handicap.
Gruppi volontari di subacquei disabili. 1 immersione al giorno. Monitoraggio
Doppler dopo ogni immersione. Scopo: assenza di bolle nell'immersione
per disabili. Ammessi solo bassi livelli di bolle (LBG) per gli accompagnatori
non disabili. Screening del PFO per gli accompagnatori non disabili.
Patent Foramen Ovale (PFO) e immersione sportiva: incidenza, rischio
e metodi di screening.
L'incidenza di PFO nella popolazione normale e del 26%, in media, per
tutte le età. I normali metodi di indagine sono: l'ecografia trans.- esofagea,
l'esame Doppler Trans-cranico. La cataterizzazione cardiaca. La ricerca
DAN Europe sta proponendo un metodo minimamente invasivo per la rilevazione
del PFO ed uno studio prospettico e multicentrico da iniziare per la fine
dell'anno 2000. Lo studio esaminerà circa 4000 subacquei, che saranno
poi seguiti durante i successivi 5 anni di immersioni. Le domande a cui
trovare risposta sono: Qual è la reale incidenza del PFO nella popolazione
dei subacquei ricreativi? Quale è il metodo di indagine migliore ed è
veramente necessario effettuare uno screening sistematico dei subacquei
per l'individuazione del PFO? Esiste un rischio di PDD paradossa ed ingiustificata
nei subacquei portatori di PFO? Si dovrebbe controindicare l'immersione
ai portatori di PFO e/o quali misure di prevenzione si dovrebbero adottare?
Diabete ed Immersione.
I livelli di zucchero
nel sangue non dipendono solo dall'esercizio fisico, diversi altri fattori
sono, infatti, coinvolti. Stiamo studiando subacquei diabetici e normali
durante la loro normale attività subacquea. L'immersione produce una caduta
della glicemia sia nei subacquei normali sia in quelli diabetici
L'ipotermia nell'immersione ricreativa.
Esistono pochi dati scientifici sul problema dell'ipotermia durante
l'immersione sportiva, i suoi meccanismi ed il suo trattamento. DAN Europe
sta studiando l'uso dei rebreathers a circuito chiuso, ma anche altri
metodi, nel riscaldamento sul campo di subacquei ipotermici.
L'immersione ricreativa e lo stress sull'articolazione temporo-mandibolare
(Temporo-Mandibular Joint - TMJ).
La Ricerca DAN Europe ha dimostrato che lo stresso causata alla TMJ
ed alla strutture circostanti da un normale boccaglio è simile a quello
provocato da una prolungata e forzata apertura completa della bocca. Si
sa che lo stress della TMJ è legato alla cefalea ed alla possibilità di
dolori del collo. Stiamo studiando gli effetti di uno speciale boccaglio
anatomico personalizzato per la prevenzione dello stress della TMJ e dei
disturbi correlati.

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