Diario
di bordo
Giro
in moto con finale a sorpresa
Acqua marcia 05/06/2002
Novità, il CBR 900 che si trovava all'Acqua marcia è stato venduto.
Scherzi a parte, un relitto di tal fattura era un bocconcino troppo gustoso
per giacere abbandonato nelle tenebrose acque del lago per ancora lungo
tempo; detto fatto e sì parte per il recupero. Armati di potenti
mezzi, tanto entusiasmo e buona volontà eccoci pronti con un autocarro
appositamente progettato e costruito per il sollevamento di motocicli
e affini dalle acque lariane, messoci a disposizione da un componente
della spedizione il quale si è anche generosamente prestato a manovrare
con ineguagliabile perizia tal mezzo, sacrificandosi a terra senza poter
partecipare alla parte subacquea dell' operazione e soffrendo così pene
inenarrabili. La restante parte dell' attrezzatura era
composta da due potenti gommoni, vari palloni da
recupero di varia foggia e misura,
cime,sagole,corde,spaghi e spaghetti sub a volontà e bombolame vario.
Partiti con tutto questo ben di Dio dalla nostra sede segreta sulle ridenti
rive di Olcio beach; eccoci in un lampo sul punto di immersione che avevamo
precedentemente esplorato palmo a palmo; due squadre di sub sono pronte
armate di cime palloni e bombole; precedentemente l'autocarro si era già
sistemato nel "capiente" posteggio che si affaccia sulla parete a picco
sullo specchio d'acqua. Si scende finalmente;in meno di due minuti siamo
sull'obbiettivo nonostante il carico di materiale da recupero; ognuno
ha un compito ben preciso come un' affiatata orchestra, ed ecco che si
crea una perfetta cacofonia; nel buio più buio, nel torbido più torbido,
nella fanga più fangosa creiamo il nostro solito casino ma il fine giustifica
i mezzi ed ecco così che qualche tempo dopo, grazie allo stremo sacrificio
di qualcuno la superficie del lago inizia a ribollire. È tutto
un gorgogliare di bolle, pare un vulcano, ma sono invece i palloni da
recupero, che gonfi di aria sfidano la poderosa pressione dell'acqua dei
40 metri di profondità, dove la potente moto giaceva come addormentata.
È
in atto una sfida fra acqua e aria; ma ne siamo certi, vincerà quest'
ultima. Ci siamo; i palloni giungono in superficie ma la moto è ancora
celata dalle fredde acque del lago il quale pare la trattenga ancora con
i suoi tentacoli, restìo a riconsegnarcela. Ora vanno trascinati
palloni e moto con i due muscolosi natanti fino a riva, attenti però che
i palloni non scuffino, pena la perdita del prezioso carico e dei palloni
stessi. Uauu… tutto bene; prontamente un uomo rana imbracherà la moto
per poter essere finalmente estratta dall'acqua con la gru, ed eccola
li appesa come un pescione appena pescato che dondola di qua e di la,
foto di rito ed un attimo dopo è già sul cassone del camion. Pronti via
si torna alla base segreta con i gommoni, l' appuntamento è al solito
lussuoso ristorante dove ci si ritrova dopo le immersioni a disquisire
sulle gesta compiute. L'operazione è riuscita tutto sembra sia andato
per il meglio, nulla è stato perso ma qualcosa non va, il tempo passa
ma autista camion e moto non si vedono. Preoccupatissimi riusciamo a riunirci
solo due ore dopo, cosa era accaduto? l' imprevedibile; il camion era
caduto in un'imboscata; una pattuglia dei carabinieri passando per la
strada che scende da Bellagio fino a Lecco ha notato il nostro mezzo da
recupero pronto, con il braccio proteso verso le acque del lago. Gli integerrimi
uomini dell'Arma colpiti da irrefrenabile curiosità hanno così pensato
di chiudere l'unica via di fuga al nostro uomo per poterlo fermare e ispezionare
l'eventuale carico. Così fu, che l'autocarro alle porte di Lecco veniva
prontamente bloccato e alla domanda di cosa trasporta, il nostro eroe
risponde candidamente "una moto" e loro furbini "dove l'ha presa?" " ma
nel lago, naturalmente" "secondo noi è rubata e questa è ricettazione"
a queste parole il nostro
impavido si vede già in galera ma incurante della propria situazione non
rivela comunque i nomi dei propri "complici" attendendosi così da loro
la classica torta con la lima "la moto è bella e di valore io me ne intendo"
e con un balzo il milite salta sul cassone ancora grondante di acqua lordandosi
la divisa "ora controlliamo i numeri di telaio". I minuti per il nostro
uomo trascorrevano lenti e inesorabili ma circa un' ora dopo tutto si
risolveva con un malinconico responso del carabiniere "la moto non risulta
rubata lei è libero". Ci ritrovammo finalmente a cena, con molto da raccontare;
mangiammo e bevemmo, forse più bevemmo che mangiammo ma si sa che una
buona reidratazione aiuta a prevenire l'mdd. È stata una buona
giornata, il divertimento non è mancato e il ricordo ci rimarrà per i
giorni in cui non ci si potrà immergere. La cara CBR ora è a prendere
l'aria buona della Val sàssina pronta per essere smontata e per
creare una nuova avventura, ma questa è un' altra storia...
Azotino
N.B. La moto è stata recuperata in località
Acqua Marcia, per leggere la descrizione della zona clicca qui
Il
mistero del lago
Melgone 25/10/1998
Era una limpida mattina d'ottobre e come di consueto c'eravamo ritrovati
per la solita immersione domenicale al porticciolo di Parè (Valmadrera)
punto di partenza delle nostre escursioni sul lago di Lecco.
Io (Pier), Dario e Sergio compagni d'innumerevoli avventure sopra e sotto
il lago e la fida zoccola che ci aspettava ormeggiata al solito posto,
- la zoccola era la nostra barca chiamata in questo modo poiché bassa
e piatta come uno zoccolo ma, essendo barca, il femminile è d'obbligo.
Gli avevamo tolto ogni cosa che potesse essere d'intralcio alle attrezzature
(sedili compresi) lasciando solamente il minimo indispensabile per la
navigazione, il motore era un vecchio 80 cavalli che in quanto a consumi
poteva fare invidia ad una Ferrari, ma nonostante tutto rappresentava
per noi l'unico mezzo per evadere dalle solite immersioni da riva.
I preparativi e l'imbarco delle attrezzature seguivano il solito rituale:
scarico dalle auto, trasporto con carrellino sino al molo e imbarco con
passamano dato che l'ormeggio era circa un metro e mezzo più giù dalla
banchina e solo in caso di piogge eccezionali l'alzarsi del livello del
lago ci permetteva un imbarco comodo, il bibo di Sergio scatenava come
al solito una litania d'improperi all'indirizzo del suddetto in quanto
trattasi di 12+12 da 250atm pesante una tonnellata e maneggevole come
un sacco di cemento, tuttavia in un modo o nell'altro era trascinato a
bordo, seguivano poi l'assemblaggio delle attrezzature e via, partenza.
La meta era la parete del Melgone, un classico per chi frequenta il lago
dato che da un comodo parcheggio ci si può immergere sulla verticale di
una vecchia galleria dai cui fori di aerazione venivano lanciate auto
rubate o semplicemente da far sparire, il fondale è disseminato di carcasse
a partire dai 25 mt. sino ad una Passat sui 60mt. a noi comunque interessava
sondare la verticale dei fori posti più a sud e non raggiungibili dalla
riva, non era la prima immersione e già le altre ci avevano regalato spettacolari
discese su una verticale di roccia biancastra con anfratti, reti penzolanti
e spaccature da cui spesso faceva capolino qualche bel pescione.
Era il 25 ottobre 1998, ormeggiata la barca su alcuni chiodi da roccia
che avevamo fissato alla parete nelle precedenti visite ci accingevamo
ai preparativi consueti, vestizione, controllo delle attrezzature , segnale
di ok! e via scendiamo in prossimità della parete facendoci scivolare
rapidamente sino a raggiungere la quota dei 60 mt. dove la volta precedente
era terminata l'immersione, lentamente procediamo in diagonale rimirando
lo spettacolo della parete che sembra scivolare all'inferno visto che
nonostante sfioriamo già i -70 non c'è modo di vedere il fondo, già il
fondo, e dentro di me l'inconscia voglia di vedere dove termina questa
cavolo di parete mi ha già portato a -74, Dario e Sergio volteggiano qualche
metro sopra di me e la loro presenza mi rassicura anche se sono perfettamente
conscio di essere in una zona da cui trarsi d'impiccio in caso di guai
è dannatamente complicato, sono abbastanza stordito e la mia attenzione
è quasi più dedicata al controllo di qualche sintomo strano che non alla
parete, scandaglio in basso con la torcia e mi sembra si di intravedere
il fondo biancastro ma in contrasto una sagoma che mi ricorda una figura
umana, mi avvicino preparandomi a quello che già mi sembra di avere intravisto,
il computer segna -76 e un pacco di minuti di deco, ci sono: l'ombra sul
fondo composto incredibilmente di detriti di roccia invece del solito
fango, mi sembra proprio quella di una persona e più precisamente quella
di un subacqueo avvolto in una muta nera e con un erogatore sul petto
di colore blu, giace sul dorso più o meno parallelo alla parete, i battiti
cardiaci aumentano e immediatamente prendo la via della risalita quasi
verticale, merda! non vedo più Dario e Sergio, proseguo abbastanza spedito
sino ai 60, niente, sembrano svaniti nel buio del lago quando intorno
ai 55 intravedo la loro sagoma e la luce delle loro torce, li raggiungo
a -50 mai la loro compagnia mi fu cosi gradita ve lo assicuro, cerco di
spiegare a gesti cosa ho visto sul fondo, ma il computer continua a macinare
minuti e così ci avviamo verso la superficie, terminata la deco ci ritroviamo
tutti e tre in barca a meditare sull'accaduto.
Dario sdrammatizza con qualche battuta rompendo l'aria un po' cupa che
si era creata, scherziamo avvallando l'ipotesi che probabilmente ero talmente
stordito dalla narcosi che avrò visto magari un sacco della spazzatura
pieno di sterpaglie o rami che potevano sembrare una persona, raggiunto
il porto e scaricate le attrezzature, un buon panino e una buona birra
ci attendono al solito bar, la conversazione è naturalmente incentrata
sull'accaduto e riflettendoci bene sono quasi convinto che fosse un sub
morto quello che ho visto stamane.
Non ho dubbi e propongo di informare della cosa le autorità locali, Dario
e Sergio non sono molto d'accordo, la cosa scatenerebbe un putiferio e
le probabili noie cui andremmo incontro non ci prospettano niente di piacevole,
e poi pensa che figura di m…. mi dice Dario se poi lo recuperano ed è
davvero un sacco della spazzatura! D'accordo niente autorità mi avete
convinto il rischio è troppo grosso, però il dubbio ce lo dobbiamo togliere,
già da qualche tempo stiamo sperimentando immersioni in trimix a basse
quote e questa sembra l'occasione che aspettavamo per qualche cosa di
più impegnativo, è deciso: sabato ci troviamo da Dario per preparare la
mix e domenica torniamo a dare un occhiata sul fondo. 
La settimana passa veloce e il dubbio mi attanaglia, anche se in fondo
sono convinto di quello che ho visto, così svolgo la mia indagine personale
in modo discreto presso il negozio del caro Peppo Sub dove di mi reco
solitamente al sabato per la ricarica delle bombole e per scambiare quattro
chiacchiere con gli amici del lago, le risposte sono negative sembra che
non ci sia nessun sub disperso in quel tratto di lago anche se Peppo ricorda
di un cadavere legato e zavorrato ritrovato anni prima proprio al Melgone.
Arriva così la domenica successiva, dopo un sabato passato a preparare
la mix per gli 80 e a pianificare un profilo di immersione che soddisfacesse
tutti, optiamo per un 80\10 che ci dovrebbe permettere una buona immersione
senza caricarci di bombole come muli e al tempo stesso garantirci una
discreta riserva di gas per eventuali e varie, poiché lo sappiamo tutti
che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Ormeggiamo come
al solito con una cima di prua e una di poppa sulla diagonale di una piccola
insenatura della parete, siamo tutti molto concentrati e le solite battute
non riescono a rompere la tensione che aleggia a bordo, vuoi la quota
impegnativa che ci aspetta o vuoi che quello che stiamo per andare a vedere
influiscono negativamente sull'umore generale . Iniziamo i preparativi
quando Dario, che già dall'imbarco non sembrava molto in forma, dichiara
saggiamente di rinunciare all'immersione, la sera prima ha tirato tardi
in discoteca ed ha alle spalle si e no 4 ore di sonno, io e Sergio ci
scambiamo un occhiata veloce ed un cenno, ok si và noi due, nessun commento
sulla rinuncia di Dario dato che nel nostro gruppo il rinunciare ad un
immersione per un qualsiasi motivo è sempre stato accettato come segno
di maturità e intelligenza. Completiamo velocemente la vestizione, controlliamo
per l'ennesima volta le bombole e gli erogatori, verifica delle tabelle
che ci portiamo al polso, capriola e giù in acqua, una breve pinneggiata
ci riporta sulla verticale della volta precedente, ci accordiamo per una
discesa veloce in modo da sfruttare al massimo i 10' del bottom-time,
tutto ok via si parte, l'appuntamento è a -50 per il cambio da aria alla
mix , la parete mi scivola davanti sempre più veloce ed in meno di 2 minuti
sono alla quota prevista, il tempo di voltarmi e Sergio è lì con l'erogatore
della mix in mano, cambio veloce, due respiri profondi e via ricominciamo
la nostra discesa, intorno ai 70mt. rallentiamo, Sergio mi segue come
un ombra, il bello di immergerti con persone come lui è che non ti devi
preoccupare di cercarlo o di perderlo è sempre dove ti aspetti di trovarlo.
Mentre ci avviciniamo al fondo cerco qualche punto di riferimento per
assicurarmi di essere nello stesso punto ma non ce né bisogno a - 78 la
mia torcia illumina dritto sotto di noi un corpo umano, cerco lo sguardo
di Sergio ma riesco solo ad intravedere due pupille dilatate dietro i
vetri della maschera, restiamo immobili sulla verticale, il corpo è sul
dorso, la testa rivolta a nord, indossa un maglione a V con una camicia
bianca, pantaloni marroni, il volto è irriconoscibile in quanto si vedono
solo le ossa del teschio, le mani non ci sono così come i piedi anche
se li vicino si vedono due scarpe marroni, scendiamo sul lato opposto
e ci appoggiamo sul fondo, siamo a -80, il dorso è stranamente rigonfio
forse a causa della decomposizione, non c'è dubbio che questo povero diavolo
sia lì da almeno un paio d'anni, mille pensieri mi girano per la testa,
si sarà buttato da solo in un momento di sconforto o qualcuno voleva farlo
sparire, in entrambi i casi doveva conoscere molto bene il fondale visto
che questo sembra il punto più profondo del Melgone, guardo il computer
sono passati solo 8 minuti dall'inizio dell'immersione faccio un cenno
a Sergio per risalire e ci avviamo alla parete, non ho voglia di sfruttare
i 2 minuti che ci rimangono, la vista di quei poveri resti mi ricorda
ancora una volta quanto breve sia la nostra presenza sulla terra, ho solo
voglia di tornare in superficie.
La risalita sembra interminabile il muro di roccia non finisce mai, cambiamo
erogatore al volo a -50 e ci apprestiamo a pagare lo scotto della decompressione
per una buona mezzora, per fortuna la visibilità è buona così trascorriamo
il tempo a frugare fra gli anfratti in cerca di qualche bel pesce. Dario
ci accoglie fremente e quando gli confermiamo l'avvistamento quasi pensa
che lo stiamo prendendo in giro, ma purtroppo quello che giace a 80 mt.
sotto di noi è proprio un cadavere… Molliamo l'ormeggio e rientriamo in
porto, in barca c'è un silenzio innaturale rotto solamente dal rumore
del motore, ci guardiamo perplessi davanti alla solita birra, e adesso
che cosa facciamo?
È indubbio che le autorità vadano avvertite, se non altro per poter dare
una degna sepoltura a quei poveri resti e una tomba su cui piangere glii
eventuali parenti. Il giorno seguente mi reco presso la stazione locale
dei carabinieri e racconto loro del nostro avvistamento, a questo punto
la cosa passa in mano loro e a noi non resta che attendere il recupero.
Passati alcuni giorni vengo contattato dal comandante che mi invita a
mostrare loro il punto esatto del luogo, così mi imbarco sulla loro motovedetta
e li conduco sino alla parete, il posto è inconfondibile i nostri chiodi
da roccia brillano al sole come una boa di segnalazione, l'ecoscandaglio
segna una quota di - 80 ci siamo dico loro, è proprio qua sotto. Il comandante
della vedetta, grande esperto del lago mostra subito la sua perplessità
su come sia possibile recuperare un corpo probabilmente in avanzato stato
di decomposizione, da una simile profondità, se la vedranno i pompieri
e così ci salutiamo con una stretta di mano al momento dello sbarco.
Riprendiamo
così le nostre immersioni della domenica senza più avere notizia di alcun
genere, al punto che decidiamo di tornare per constatare se avessero recuperato
il corpo, il giorno precedente lo passiamo a prepare la mix tra battute
e coretti con la voce da paperini usando l'elio rimasto nel bombolone,
appuntamento al molo per la domenica . Salpiamo velocemente, è una gelida
mattina di novembre, e quando arriviamo sul posto il sole non ha ancora
aggirato il costone di roccia negandoci anche il suo pur debole conforto,
questa volta Dario si è preoccupato di non fare tardi la sera prima e
siamo tutti in perfetta forma, prepariamo le attrezzature e diamo una
lettura veloce delle tabelle anche se non è cambiato nulla dall'immersione
precedente, un cenno e giù per la parete, anche se in cuor nostro sappiamo
che probabilmente non ci sarà più niente da vedere.
L'acqua è quasi cristallina a compensare il fatto che non supera i 7°C
Ci ritroviamo a -50 per il cambio ed è con nostra grande meraviglia che
intorno ai -75 scorgiamo la sagoma sul fondo, esattamente come l'avevamo
lasciata, dopo una breve ricognizione decidiamo di sfruttare i minuti
che ci rimangono per dare un occhiata nei dintorni ma il fondale non riserva
altre sorprese per oggi, risaliamo sino alla quota del cambio e procediamo
via via sino al termine della deco, il freddo comincia a farsi sentire.
Un caldo sole ci accoglie quando riemergiamo e ci conforta mentre ci togliamo
le mute, sulla via del ritorno divaghiamo sul come e perché non abbiano
ancora recuperato il corpo, la spiegazione ci arriverà la settimana seguente
quando veniamo informati dell'avvenuto recupero da parte di una squadra
di pompieri della Toscana che dopo qualche difficoltà erano risusciti
tramite una telecamera dotata di un braccio telecomandato ad agganciare
il corpo e recuperarlo.
Sui giornali locali in prima pagina campeggiava la notizia del ritrovamento
con annesse supposizioni sull'identità dello sconosciuto ma nonostante
lo scalpore suscitato nessuna delle persone scomparse poteva essere riconducibile
alla fisionomia di quel corpo. I carabinieri tramite un laboratorio specializzato
ricostruirono dal teschio i lineamenti e venne pubblicata sui quotidiani
nazionali una foto di quello che probabilmente era il volto della persona,
ma tuttora non ho notizie che sia mai stato identificato da qualcuno custodendo
così per sempre il mistero di una fine così tragica, ai piedi di una parete
dell lago.
Pier

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